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Non è una Regione per vecchi. Università della terza età addio

L’amministrazione Zingaretti non ha rifinanziato la legge che elargisce contributi alle accademie popolari: i 30 atenei dedicati ad adulti ed anziani rischiano di naufragare tra i debiti. Online piovono firme contro la decisione della Regione

Dal 1993 sono nate oltre 30 “Università della Terza Età” che realizzano corsi di formazione permanente agli adulti e agli anziani, dando opportunità formative a tutti e a basso costo. Una realtà che rischia però di scomparire o quantomeno di essere ridimensionata se lo stop del finanziamento regionale avviato già sotto la giunta Polverini, sarà perpetuato dall’amministrazione Zingaretti che non ha ancora provveduto al rifinanziamento della legge 53/93. 

Grazie a questa Legge la Regione Lazio sono oltre 50.000 i partecipanti che ogni anno beneficiano dei programmi di formazione, una percentuale di partecipanti all’apprendimento permanente pari all’8% della popolazione dai 25 ai 64 anni. Senza contare i posti di lavoro garantiti da realtà quali l’Upter di Roma, l’Upe Antonio Martinoia di Monterotondo, l’Upte di Viterbo, la Libera Università Igino Giordani di Tivoli, l’Uptel di Latina. Il mondo accademico popolare si mobilità sul web lanciando una raccolta di firme online che sfiora quota 15mila adesioni per chiedere all’amministrazione regionale di non sottovalutare un fenomeno culturale che ha degli importanti risvolti sociali non indifferenti

L’iniziativa lanciata dall’Università popolare di Roma si propone di salvaguardare le Università dedicate a coloro i quali, non potendo accedere ai classici atenei della città, non rinunciano a saziare la propria curiosità, la voglia di conoscere e la sete di sapere. Non essendo il titolo di accesso un vincolo, dunque, l’iscrizione è aperta a chiunque volesse intraprendere un percorso universitario pur non avendo conseguito un diploma. 

Senza i contributi della Regione Lazio le università popolari si troverebbero in grande difficoltà per risanare i debiti con le banche e a pagare gli stipendi, senza contare il taglio già attuato dei corsi. Il prossimo appuntamento della protesta il 2 ottobre con una grande manifestazione all’Auditorium Conciliazione.