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Novella2000 cambia pelle: la rivoluzione di Luca Burini

Il nuovo direttore di Novella2000 parla dell’evoluzione della storica rivista, del rapporto tra social e giornalismo, della fine del mistero nell’era digitale e della sfida di innovare senza rinunciare alla propria identità

Novella2000 cambia pelle: la rivoluzione di Luca Burini

C’è una parola che Luca Burini, nuovo direttore responsabili della rivista Novella2000, evita accuratamente quando parla della sua direzione: malinconia. Pur guidando una delle testate più iconiche della cronaca rosa italiana, il suo sguardo è rivolto al futuro, più che al passato. A un’idea di giornalismo che non cancella la storia del giornale ma prova a riscrivere aggiornandone il linguaggio.

Novella2000 è un marchio in continua evoluzione“, spiega. Nasce come rivista letteraria con firme del calibro di Grazia Deledda e Pirandello, poi diventa una rivista di costume e successivamente un giornale di cronaca rosa. Oggi continua a trasformarsi.

Burini non arriva dal mondo del gossip e non fa nulla per nasconderlo. Le sue parole raccontano un cambio di prospettiva ben preciso. Legato da anni all’attualità, ai diritti, alle questioni sociali e alla comunicazione rivolta verso l’universo femminile, ha deciso di accompagnare la rivista verso una nuova identità senza recidere le proprie radici. Per più di un secolo Novella è stata un punto di riferimento per milioni di lettori, contribuendo a creare il giornalismo di costume moderno, il concetto di cronaca rosa come genere editoriale autonomo. Documentando oltre cento anni di vita pubblica e privata degli italiani ha influenzato il linguaggio dei media popolari e dell’intrattenimento. Oggi il giornale si apre di più a temi legati all’attualità, alla società e alla politica osservati attraverso una una prospettiva attenta alle questioni di genere.

Novella2000 cambia pelle: la rivoluzione di Luca Burini
La rivoluzione della nuova Novella2000 parte dalla copertina

Tra social network e giornalismo: il valore dell’approfondimento

La lettura è importante. Un copy sui social non è un articolo di giornale. Non consente lo stesso approfondimento“. Una convinzione che non nasce da un rifiuto per il digitale. I social rappresentano uno strumento fondamentale per raggiungere un pubblico diverso. Restano però un mezzo, non il fine. La differenza, sostiene, sta ancora nella capacità di contestualizzare, spiegare e raccontare. Tra le riflessioni più interessanti emerge quella dedicata alla progressiva scomparsa del “mistero”. I personaggi pubblici – osserva Burini – vivono in una perenne esposizione mediatica. Raccontano ogni dettaglio della propria quotidianità e finiscono per essere raccontati da chiunque. So più cose riguardo a certi personaggi televisivi che di alcune persone che frequento nella mia vita privata, conclude con un pizzico di ironia. Quando ero bambino i miei idoli sparivano per registrare un album o girare un film. Non sapevi quando sarebbero tornati. Quello era il fascino. Non a caso Burini cita Maria De Filippi tra le figure più interessanti della tv di oggi. Pur essendo uno dei personaggi più popolari del piccolo schermo, ha sempre evitato di mettere continuamente in mostra la propria vita privata. Una scelta che, secondo lui, ne ha rafforzato il carisma e che forse evidenzia anche la sua capacità di raccontare le storie degli altri.

Alla fine, quando gli si chiede come vorrebbe essere ricordato tra vent’anni, Burini evita sia la retorica delle copie vendute sia quella del direttore destinato a rivoluzionare il giornalismo. La sua risposta è semplice: “Come un direttore che ha fatto un buon prodotto giornalistico. Di questi tempi mi pare già tanto“. Ed è forse proprio in questa risposta che si nasconde il senso della sua sfida: dimostrare che una testata con oltre un secolo di storia può continuare a evolversi, restando fedele a se stessa e aprendosi al tempo stesso a nuovi linguaggi, nuovi temi e nuovi lettori.