Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Gallery » Occhi, labbra e colori: ecce eros. La vera seduzione è nel ritratto

Occhi, labbra e colori: ecce eros. La vera seduzione è nel ritratto

La prova è scientifica: l’emozione non abita nel paesaggio. A scatenare le nostre emozioni sono infatti le opere d’arte che rappresentano corpi e volti umani. Esiste un un indice di gradimento cerebrale che permette di quantificare quanto la nostra mente risponda agli stimoli estetici si trova davanti. Uno studio dell’Università La Sapienza ha stabilito come i visitatori siano diversamente stimolati dalla visione delle opere d’arte, sancendo l’incontrovertibile successo della figura umana. LA GALLERY

di Alberto Berlini

Il sorriso di un bambino, il corpo di una donna, i muscoli di Raul Bova. Mancava solo la prova scientifica, perché, se è vero che nel paesaggio ci perdiamo, è nel ritratto che esplodono le emozioni. Esiste un vero e proprio “indice di gradimento celebrale”, un nome che forse toglie la poesia e che riporta alla fredda consapevolezza di come i sentimenti non nascono nel cuore, ma dal cervello.
Ne dovranno prendere consapevolezza i cultori dei romantici paesaggi di Turner: niente emoziona di più che un volto umano. Le indagini dei fisiologi dell’Università La Sapienza di Roma hanno dipanato il velo dell’incanto dai dipinti di Vermer ospitati alla mostra delle Scuderie del Quirinale, per mostrare con una prova dall’incontrovertibile valenza scientifica che l’attenzione del nostro cervello si focalizza sui tratti delle specie viventi. E il paesaggio diventa contorno.
La spiegazione è semplice e propria del disincanto con cui si può approcciare in coscienza un’opera d’arte. Il cervello del osservatore viene infatti catturato dalla decodifica dei muscoli facciali del viso rappresentato nel quadro. É un strumento che l’evoluzione ha lasciato all’essere umano per poter capire in tempo le situazioni di pericolo in cui può incorrere. Così come tutti noi capiamo la mimica del nostro interlocutore, così il visitatore al museo coglie l’espressione del soggetto rappresentato. L’emozione è un metodo che la natura ci ha dato per quantificare l’importanza delle informazioni che ogni secondo il nostro cervello elabora, quanto di più importante per la nostra sopravvivenza.

Non ce ne vogliano i paesaggisti, ma i dipinti che rappresentano ambienti naturali non emozionano, o meglio, non sono così sensibili per il nostro cervello quanto i ritratti.
Lo studio condotto dal dipartimento di Fisiologia e Farmacologia della Sapienza e dalla  spin-off universitaria BrainSigns srl, coordinati da Fabio Babiloni, è stata condotta su venticinque persone che hanno potuto visitare la mostra senza la presenza di pubblico. Un prima assoluta: mai era stato possibile analizzare le attività cerebrale durante la visita ad una mostra reale, con dipinti reali e non in laboratorio con delle riproduzioni su schermo. Lo studio proseguirà con i quadri di Tiziano applicando le stesse modalità di analisi dei quadri di Vermeer.
Questi risultati aprono la strada alla possibilità di comprendere come reagisce il cervello umano nei momenti di contemplazione estetica di opere d’arte. Un elemento importante anche per i galleristi, che potranno così studiare con metodi scientifici la migliore disposizione degli allestimenti.
Una dato statistico che va a confermare la bontà dello studio è dato dalla direttrice delle Scuderie del Quirinale, Daniela Picconi: “Le mostre con più successo di pubblico negli ultimi dieci anni? Quelle i cui manifesti rappresentavano i volti o figure umane”.