Nel dibattito sui diritti LGBTQ+, si riaccende il confronto tra associazioni e rappresentanze del movimento. Al centro della discussione la proposta di legge “Diritti e Libertà”, promossa da Gay Conservatori e Liberali e GayLib, contestata dal Comitato Roma Pride. Francesca Pascale e Morris Battistini respingono le critiche, rivendicando un approccio inclusivo e pragmatico che punta all’approvazione di una norma condivisa contro discriminazioni e violenze omotransfobiche, senza ripetere gli errori che, a loro avviso, hanno segnato il percorso del Ddl Zan.
La comunità gay e trans è e sempre sarà unita da una comune lotta contro discriminazioni e sopraffazioni che risale alle gloriose notti dei moti di Stonewall nel 1969. Conosciamo e siamo parte di un movimento che deve essere per sua natura plurale e capace di parlare trasversalmente a tutte le forze politiche, senza per questo perdere la propria identità. Così Francesca Pascale, presidente onoraria di Gay Conservatori e Liberali, ribatte al Comitato Roma Pride, intervenuto contro la proposta di legge “Diritti e Libertà” promossa da Gay Conservatori e Liberali e GayLib:
“Al tempo stesso però – prosegue Pascale – nella fase di formulazione di una legge che chiaramente diventerà figlia di una intermediazione politica bipartisan, non ci si può arroccare, come avvenuto per il Ddl Zan, su paracarri ideologici, ma si deve puntare al risultato. E il risultato, nella fattispecie, è l’approvazione di un testo di legge che rafforzi la tutela delle persone gay e trans, contrastando sul piano culturale e giuridico ogni forma di violenza e discriminazione a sfondo omotransfobico. Il resto è soltanto la riproposizione di quell’arroccamento ideologico che i suoi risultati nefasti li ha già prodotti con l’‘ei fu’ Ddl Zan”.
Una risposta inclusiva senza gli arroccamenti del Ddl Zan
Dello stesso parere il Presidente di Gay Conservatori e Liberali, Morris Battistini, che rivendica con forza l’impianto della proposta: “Diritti e Libertà è una proposta inclusiva, costruita per tutelare le persone e non per dividerle. La sua natura è quella di preservare e ampliare le garanzie, non di escludere. Limitarsi a un elenco di categorie avrebbe inevitabilmente lasciato fuori qualcuno. Abbiamo invece scelto un impianto normativo capace di proteggere tutti coloro che possono essere vittime di discriminazioni e violenze riconducibili al sesso o all’orientamento sessuale, senza creare gerarchie tra persone e senza sacrificare le libertà costituzionali. È questa la vera forza della proposta: includere, unire e costruire una tutela efficace e concretamente approvabile”.
Una risposta inequivocabile, mirata a respingere le numerose e fantasiose interpretazioni circolate in queste ore. Il testo della proposta è pubblico, consultabile e scritto in modo chiaro. Conclude Pascale: Prima di attribuirgli contenuti che non possiede, sarebbe opportuno leggerlo. Il confronto è sempre benvenuto; la disinformazione, invece, non contribuisce né alla tutela dei diritti né alla qualità del dibattito pubblico.

