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Ostia non piace più e la colpa è nostra

Crisi economica e cattivo tempo, hanno fatto registrare per l’estate 2013, già inoltrata e speriamo non finita, un calo della vendita di cabine di circa il 30%, nonostante i prezzi siano stati ridotti del 20% rispetto all’anno scorso. Un dato che deve far riflettere gli imprenditori balneari, perché non sono solo questi fattori a determinare il calo di fatturato. Il modello di turismo balneare romano va messo in discussione, in quando deve dovrà necessariamente affrontare nuove trasformazioni. Il nostro sistema turistico è ancora troppo rivolto alle famiglie e agli ospiti italiani, oggi non siamo ancora pronti all’accoglienza internazionale. Non è dunque un problema di invenduto, né di crisi, è un problema di prodotto non più esigibile, che non piace più e non ha appeal. Le cabine venivano storicamente vendute alle famiglie, ma ormai le vacanze si fanno divisi e sono diventate un prodotto superato.

L’economia del mare ha bisogno di cambiare marcia, di seguire i nuovi trend turistici, ed approcciarsi ai mercati internazionali, non può più solo rivolgersi ad un target domestico, sfruttando la possibilità di avere Roma alle spalle. Il punto è possiamo noi cambiare la nostra offerta turistica? A incontrare qualità nei trasporti, nei servizi pubblici? C’è bisogno di più libertà, più competizione, più servizi alternativi. Altrimenti qual è l’alternativa? La mediocrità. Con le sue contraddizioni interne, il mare di Roma non riuscirà mai a risolvere il suo percorso incompiuto.
La risposta, e soprattutto, la direzione in cui tutti gli operatori della filiera turistica devono tendere, non solo i balneari ma anche gli albergatori ed i commercianti, è Distretto Turistico Balneare, la nuova frontiera dell’economia del mare, che legittima le modalità di approccio ai nuovi e grandi investimenti, con agevolazioni finanziarie, amministrative e fiscali. Il Distretto Turistico e Balneare del Secondo Polo Turistico di Roma Capitale è stato approvato con il Decreto del 13 marzo dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Roma dunque, può rappresentare il primo distretto turistico balneare in Italia, e fare da apripista ad una rivoluzione che andrà compiuta su tante coste italiane. Perché il turismo è un consumo di massa, ma ciò non deve significare che deve essere mediocre, senza qualità e soprattutto casuale. I turisti, ed i romani, non dovranno più passare al mare di Roma per caso, e poi andar via.


Renato Papagni
Federbalneari Italia