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Pensione integrativa, gli italiani ci pensano troppo tardi: quale futuro per i giovani contribuenti?

Pensione integrativa, gli italiani ci pensano troppo tardi: quale futuro per i giovani contribuenti?

La previdenza complementare cresce, ma resta un problema culturale. Tra stipendi bassi, carriere precarie e scarsa educazione finanziaria, i giovani rinviano una scelta che potrebbe determinare il loro tenore di vita da pensionati.

La pensione è un aspetto di domani. Ed è proprio questo il problema

A venticinque anni si pensa al lavoro, all’affitto, magari a comprare casa. Alla pensione, semmai, penseremo più avanti. Peccato che quel “più avanti” rischi di trasformarsi in un conto salatissimo. Perché il tempo è il migliore alleato della previdenza complementare e gli italiani sembrano accorgersene quando comincia a scarseggiare.

I numeri fotografano una contraddizione. Secondo la Covip, alla fine del 2025 gli iscritti alla previdenza complementare sfioravano i 10,5 milioni, pari al 39,9% delle forze di lavoro. Un sistema in crescita, ma ancora lontano dal coinvolgere la maggioranza dei lavoratori. Il problema non è soltanto di carattere economico. È culturale. In Italia la pensione continua a essere percepita come una responsabilità esclusiva dello Stato, quasi una promessa destinata a mantenersi intatta nel tempo. Ma il sistema contributivo racconta un’altra realtà: l’assegno futuro dipenderà dai contributi versati durante la carriera lavorativa.

Giovani e previdenza, una generazione che rischia di pagare il conto

Sono soprattutto i giovani a dover cambiare prospettiva. Contratti discontinui, stipendi modesti e ingressi tardivi nel mercato del lavoro possono tradursi in pensioni insufficienti a conservare il tenore di vita raggiunto. Eppure, proprio chi avrebbe più tempo per costruire una rendita aggiuntiva spesso rinuncia a cominciare. La buona notizia è che qualcosa si muove: la Covip ha registrato nel 2025 una crescita significativa delle adesioni, anche tra gli under 35.

Ma resta un ostacolo fondamentale: nessuno insegna davvero ai ragazzi a progettare il proprio futuro previdenziale. A scuola si studiano formule matematiche, raramente si impara a leggere una busta paga o a comprendere un fondo pensione.

Cominciare presto, anche con poco, può cambiare il futuro

La previdenza integrativa non è una formula magica. Costi, rendimenti e rischi vanno valutati attentamente. Ma iniziare presto, anche destinando piccole somme periodiche, permette di sfruttare un orizzonte temporale più lungo e l’effetto dell’accumulazione dei rendimenti. Per i lavoratori dipendenti può inoltre essere importante verificare le opportunità offerte dai fondi contrattuali e dagli eventuali contributi del datore di lavoro.

Il vero salto culturale consiste nel considerare la pensione non come un problema della vecchiaia, ma come una scelta della giovinezza. Perché il rischio maggiore non è cominciare con poco. È scoprire troppo tardi di non aver cominciato affatto.

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