Da secoli la Chiesa celebra insieme i due patroni di Roma, ma le fonti storiche racconterebbero una vicenda ben più complessa: la storia dei due discepoli di Cristo è fatta di certezze, ipotesi e racconti tramandati nei secoli
Si dice che in ogni parte del mondo ci siano storie, mitologie, tradizioni e ricorrenze alle quali non si è disposti a rinunciare. Del resto, come si potrebbe? Esse scandiscono il trascorrere del tempo e finiscono per essere parte integrante dell’identità di chi vi ripone fiducia e forse, in alcuni casi, addirittura speranza. In Italia, ad esempio, ciò si verifica generalmente con il Natale o con la Pasqua, benché a quest’ultima, di tanto in tanto, piaccia cambiare, e pure con il Ferragosto, non sia mai che la scampagnata all’aria aperta nel pieno della bella stagione possa essere rimandata per una volta. E neanche a dirlo, lo stesso succede nella Capitale quando la festa di San Pietro e San Paolo dà ufficialmente il via all’estate dei romani. Tuttavia, cosa accadrebbe se sapessero che, con ogni probabilità, i patroni della città non sono morti realmente il 29 giugno?
Gli storici continuano a dibattere sulla data di morte di Pietro e Paolo
Innanzitutto, è bene ricordare che nel calendario cristiano i santi vengono solitamente commemorati nel giorno della loro “nascita al Cielo”, ossia nel giorno in cui ha inizio la loro vita eterna. In pratica, della loro morte. Vien da sé, dunque, che la maggior parte delle celebrazioni ad essi dedicate coincida con la data della loro scomparsa o eventualmente, nei casi in cui non sia conosciuta, con una che ne rievochi il ricordo attraverso la liturgia. Un’alternativa che sembrerebbe inquadrare alla perfezione il caso dei due discepoli di Cristo. Attualmente, infatti, non ci sono testimonianze che citano una data o forniscono un’indicazione precisa sulla loro morte e gli storici concordano nell’affermare che non vi sia certezza alcuna in merito ad un’ubicazione temporale esatta dei fatti. Gli autori dell’epoca più noti, tra cui il romano Tacito e, successivamente, i cristiani Clemente Romano, Ignazio di Antiochia e Eusebio di Cesarea, parlano delle persecuzioni dei cristiani sotto l’imperatore Nerone, collocando l’esecuzione di Pietro e Paolo in quel periodo. Ciò nonostante, nessuno riporta il giorno, o i giorni, in cui avvenne.
Stando alla ricostruzione più accreditata, San Pietro sarebbe stato crocifisso dopo il grande incendio di Roma del 64 d.C. e la tradizione vuole che sia stato crocifisso a testa in giù sul colle Vaticano per sua stessa richiesta, ritenendosi egli indegno di morire come Gesù. San Paolo, invece, in quanto cittadino romano, non fu crocifisso ma decapitato lungo la via Ostiense, probabilmente tra il 64 e il 67 d.C., tant’è che diversi studiosi prendono in considerazione l’ipotesi che i due possano essere morti in anni differenti.
Allora perché il 29 giugno?
La prima testimonianza certa della commemorazione compare soltanto nella Depositio Martyrum del 354, il più antico calendario liturgico romano giunto fino a noi, e il fatto che la festa fosse già allora pienamente consolidata lascia pensare che fosse celebrata almeno da uno o due secoli. Per gli esperti, la teoria oggi più convincente è quella che collega il 29 giugno ad un’antica traslazione delle loro reliquie, probabilmente avvenuta nelle catacombe di San Sebastiano sulla Via Appia a causa delle persecuzioni. Ne esiste però un’altra, più speculativa, in base alla quale la data sarebbe stata scelta dalla Chiesa per sostituire simbolicamente alcune antiche feste pagane, come i Quirinalia, dedicate ai fondatori della Roma antica con quella dei due “fondatori” della Roma cristiana, in questo caso Pietro e Paolo. Ad ogni modo, sono in pochi a ritenerla plausibile.
Comunque, al di là delle congetture, è opinione diffusa che la scelta di onorare insieme Pietro e Paolo abbia un forte significato simbolico. D’altronde i due apostoli rappresentano le due anime del cristianesimo delle origini. Se Pietro era il pescatore della Galilea scelto da Gesù come guida della comunità cristiana, l’uomo a cui la tradizione attribuisce la nascita della Chiesa di Roma, Paolo era al contrario un cittadino romano, colto e raffinato, convertitosi solo dopo aver inizialmente perseguitato i cristiani e divenuto poi il principale evangelizzatore del mondo pagano. Due personalità piuttosto diverse, ma le cui storie hanno sicuramente contribuito a forgiare l’immaginario su cui si fonda la comunità odierna di fedeli (e non).
Le leggende meno conosciute su Pietro e Paolo
Non a caso, accanto ai fatti storici, ci sono tante leggende e altrettanti racconti che ruotano attorno alle loro figure, ma di cui pochi trovano un riscontro nelle opere coeve che ne verifichi l’attendibilità. Tralasciando i più inflazionati, come quello delle Tre Fontane o della Barca di San Pietro, negli Atti apocrifi di Pietro si parla di una presunta fuga dell’apostolo mentre a Roma infuriavano le persecuzioni. Lungo la strada, però, avrebbe incontrato Gesù che gli veniva incontro e che alla domanda “Domine, quo vadis?” ( “Signore, dove vai?”) Cristo avrebbe risposto che si stava recando nella Capitale per morire una seconda volta. A quel punto Pietro, interpretando quelle parole come un richiamo al proprio destino, sarebbe tornato indietro per affrontare il martirio.
Un altro luogo che per alcuni assume una certa rilevanza è il Carcere Mamertino, ai piedi del Campidoglio, considerato dalla tradizione il luogo in cui Pietro e Paolo sarebbero stati imprigionati prima dell’esecuzione. Pare che Pietro avrebbe compiuto un miracolo all’interno della prigione, facendo sgorgare dell’acqua per battezzare i suoi carcerieri convertitisi al cristianesimo. Il luogo, oggi visitabile, costituisce uno dei punti più suggestivi del legame tra Roma e il cristianesimo delle origini, sebbene, ancora una volta, non vi siano conferme delle storie che vi gravitano intorno. E chissà, magari il punto sta proprio qui, perché se le tradizioni si consolidano nel tempo attraverso le comunità che le tramandano, che si tratti della scelta di una data o di una leggenda, la storia sembra essere di tutt’altro avviso!

