Domenica 4 ottobre alle 11.30 il Teatro Villa Pamphilj ospita “Ve ne dico quattro”, il nuovo viaggio teatrale di Pino Strabioli tra incontri, ricordi e protagonisti dello spettacolo italiano. Un racconto affettuoso, ironico e tutt’altro che nostalgico.
Non una commemorazione e neppure una sfilata di nomi illustri. Pino Strabioli torna a fare quello che gli riesce meglio: raccontare persone, epoche e incontri trasformando la memoria in materia viva. Domenica 4 ottobre alle 11.30, al Teatro Villa Pamphilj, va in scena Ve ne dico quattro, scritto insieme a Fabio Masi, con contributi video della Growing Production e produzione Alt Academy.

Dopo Sempre fiori mai un fioraio, Strabioli riapre il grande archivio sentimentale dello spettacolo italiano e mette in fila alcune figure di grandissimo valore che hanno lasciato un segno profondo nel Novecento: Paolo Poli, Franca Valeri, Dario Fo, Gabriella Ferri e Valentina Cortese.
La memoria senza naftalina
Il punto di forza dello spettacolo è proprio qui: evitare l’effetto museo. Strabioli parte dai rapporti personali, dagli aneddoti, dalle voci e dagli incontri per ricostruire una stagione nella quale teatro, televisione e cultura popolare dialogavano senza troppe barriere.
Sul palco, luci e immagini video accompagnano una narrazione costruita per frammenti, quasi fosse un album che si apre e si richiude continuamente. Il tono passa dalla confidenza al sorriso, fino ai momenti più emotivi, senza mai trasformarsi in celebrazione rituale.
Quando si poteva osare di più
Dentro Ve ne dico quattro c’è anche un confronto con il presente. Strabioli rievoca una stagione artistica più irregolare, anarchica e libera, mettendola in relazione con un tempo contemporaneo molto più attento a filtri, linguaggi e politicamente corretto. Nessuna lezione, però: il contrasto emerge attraverso le storie. E accanto ai maestri del Novecento trovano spazio anche incontri più recenti, creando un ponte continuo tra ieri e oggi.
Al Teatro Villa Pamphilj, dunque, la domenica mattina diventa una piccola macchina del tempo. Ma senza nostalgia obbligatoria: perché i grandi dello spettacolo, quando qualcuno sa raccontarli davvero, non appartengono mai soltanto al passato.


