E il volto televisivo per eccellenza del Premio Strega. Un legame consolidato negli anni, dopo aver condotto la serata finale nel 2016 e nel 2019 ed essere tornato sul palco nel 2024 accanto a Geppi Cucciari e aver guidato l’edizione 2025. Pino Strabioli è stato nuovamente protagonista della finale dell’80ª edizione del premio, affiancato, stavolta, dalla pianista Gloria Campaner, in diretta su Rai 3. La sua presenza, ancora una volta alla guida di uno degli appuntamenti culturali più autorevoli del Paese, conferma il ruolo di Pino Strabioli come interprete e divulgatore della cultura italiana.

Strabioli è un’assoluta autorità nel mondo del teatro e della tv. Ha lavorato con straordinarie personalità della cultura e dello spettacolo italiano del Novecento – Paolo Poli, Franca Valeri, Dario Fo, Gabriella Ferri e Valentina Cortese – con cui ha condiviso non solo un rapporto professionale, ma anche un privilegiato rapporto umano. E’ la memoria storica di quell’anima di Roma che viene spesso dimenticata.
Intervista esclusiva

Roma, la Città Eterna, resa immortale anche dalle sue voci. Se dovessimo raccontarla attraverso gli artisti della canzone e del varietà, chi dobbiamo assolutamente ricordare
Per non andare lontanissimo nel tempo partirei sicuramente da Ettore Petrolini, ha cambiato il linguaggio, ancora oggi moderno, surreale, stralunato, penso poi ad Alberto Sordi, Aldo Fabrizi, Nino Manfredi, grandi attori che hanno lasciato un segno anche nella musica, Claudio Villa sicuramente, Franco Califano da non dimenticare mai, in assoluto direi Gigi Proietti – attore inarrivabile che anche nella musica ha imposto uno stile inimitabile – e non dimentichiamo che l’immensa Anna Magnani ci ha lasciato meravigliose perle cantate.
Cosa aveva in più, di diverso, Gabriella Ferri?
È stata la rivoluzione, ha preso il repertorio musicale romano e lo ha fatto suo, interprete unica, dava anima, corpo, carezza e graffio, non a caso è stata definita “il meccanico della canzone”, il Tevere le scorreva nelle vene.
“Come un vecchio ritornello che nessuno canta più”, cantava Ferri nel 1973 (dal brano Sempre, scritto da Pisano e Castellacci). Non ha l’impressione che dopo alcuni artisti, in qualche modo, Roma si sia fermata?
Si è fermata la canzone in romanesco, ma in molti continuano – per fortuna – a proporre quel meraviglioso repertorio. Penso, ad esempio, a Tosca, all’Orchestraccia, a Syria con la quale abbiamo ideato uno spettacolo dedicato proprio a Gabriella Ferri dal titolo Perché non canti più.
Ci sono momenti di Gabriella Ferri, espressioni, colori che l’hanno resa iconica?
Basti pensare a suoi programmi televisivi, Dove sta Zazà. Lei bella, bionda con quegli occhi grandi vestita da clown, resta nell’immaginario; Fellini la definì “una voce, una faccia, un pagliaccio di razza”.
Lei ha raccontato a teatro una sera in macchina per Roma con Gabriella Ferri. Ce la vuole ricordare?
Ne ho tanti di ricordi, di serate vissute con lei, passeggiavamo di notte per una Roma deserta, voleva portarsi a casa ogni volta un pezzetto della sua città: un sasso, un pugno di terra della sua amata Testaccio. Una volta accettammo un passaggio in macchina da due ragazzi; quando uno dei due la riconobbe iniziò a raccontarci di quanto il padre la amasse. Non esistevano i cellulari, non potevamo fare una foto. “Come faccio a dire a papà che l’ho incontrata? Non ci crederà mai!”, continuava a ripetere. Gabriella propose di andare a casa del padre del ragazzo, saranno state le tre di notte. Andammo. Difficile raccontare l’emozione e lo stupore di quell’uomo che si ritrovò la Ferri in piena notte a casa sua.
Il popolo l’ha amata tanto. Il mondo dello spettacolo ha davvero compreso questa grande artista?
È un problema italiano non coltivare la memoria dei grandi ma nel cuore della gente Gabriella c’è ancora.
Non solo Ferri, anima di Roma. Chi tra i grandi artisti romani abbiamo troppo presto dimenticato?
Molti di quelli che citavo prima. Per esempio, Petrolini continua a vivere grazie agli spettacoli di Dario Ballantini e Massimo Venturiello, di Aldo Fabrizi non se ne parla quasi più, sarebbe un crimine dimenticare Califano è stato un poeta.
Lei è un’autorità sul teatro e su quella tv che non vediamo più? Cosa manca allo spettacolo di oggi?
È un errore dimenticarlo, come rimpiangerlo, il passato. Lo spettacolo dal vivo è in buona salute, i teatri sono frequentati, la gente ha bisogno di un contatto diretto, ha piacere e voglia di ascoltare storie dal vivo.

Lei è considerato il biografo ufficiale di Paolo Poli. Lo ricorda nel suo spettacolo, “Sempre fiori, mai un fioraio” (n.d.r. il prossimo 6 settembre al Festival di Todi). Perché Poli è sempre attuale?
Poli è il mio punto di riferimento. Ho avuto la fortuna di lavorare con lui in teatro e in tv, mi ha insegnato moltissimo, dalla disciplina del palcoscenico all’allenare e mantenere vivo un pensiero libero. Sono felice dell’invito di Silvano Spada; il Festival di Todi è un luogo del cuore, lì ho debuttato, da lì è iniziata la mia avventura nel mondo dello spettacolo e omaggiare Paolo Poli a dieci anni dalla sua scomparsa proprio a Todi è una grande emozione.
Ha condotto il Premio Strega. Cosa le ha lasciato questa ultima edizione?
Ne ho condotte cinque, quest’anno è stato davvero emozionante. Si è celebrata l’ottantesima edizione da Piazza de Campidoglio, un luogo che ti fa sentire piccolo, abbracciato dalla storia e dalla grandezza di Roma, insieme a Gloria Campaner ci siamo lasciati trasportare dai racconti dei sei finalisti, è stato davvero speciale, non posso che ringraziare Rai Cultura e la Fondazione Bellonci.
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L’editoria è, come si dice, davvero in crisi?
Non sono in grado di dare una risposta tecnica, sicuramente si legge meno, ma Roma da questo punto di vista è in gran fermento. Seguo tutte le iniziative legate alla lettura che l’Assessore Smeriglio sta portando avanti in città e noto che la risposta del pubblico è incredibile. Penso alle trentamila persone che hanno partecipato alla Tempesta Silenziosa, la lettura collettiva ideata da Alessandro Baricco.
Un commento sugli scrittori in gara e sul vincitore.
Non me la sento di fare una classifica personale dei sei libri finalisti, ognuno mi ha lasciato uno stimolo, mi ha acceso una curiosità, mi ha portato in mondi nuovi o mi ha fatto capire meglio quelli che pensavo di conoscere. Consiglio davvero in questa calda estate di dedicare del tempo alle pagine scritte, lo consiglio anche a chi non potrà fare vacanze. Jonathan Swift – l’autore de I viaggi di Gulliver – una volta ha detto “i migliori viaggi si fanno da fermi”. E se non possiamo partire, consoliamoci leggendo. Sarà comunque – almeno con la testa – portarsi altrove.

Lei è molto amato anche dai più piccoli. Ha doppiato il personaggio di un cartone animato rivolto a tutti i bambini, anche quelli con deficit sensoriali. Una figura ricca di significato costruita su di lei. Ci racconta questa esperienza?
Quando Andrea Martini me l’ha proposto ho accolto l’invito con entusiasmo. E’ bello partecipare a progetti con finalità così importanti e necessarie. Ho semplicemente dato la mia voce ad un grillo di nome Patrizio nell’episodio La luna nel pozzo del cartone animato “Lampadino e Caramella” su Rai YoYo; e posso solo ringraziare Andrea.

