di Alberto Berlini
Se la campagna elettorale fosse stata un test di un esame universitario per i candidati alla poltrona di Sindaco di Roma sarebbe stata una vera e propria figuraccia. Un 18 politico, per salvare una fragorosa bocciatura. Affaritaliani.it ha chiesto ad un emerito esperto di comunicazione di analizzare le strategie messe in campo dai vari schieramenti confermando quello che le piazze vuote avevano già anticipato prima ancora del voto andato semi-deserto: è mancato il coinvolgimento.
“E’ una campagna territoriale che cerca voti in ogni quartiere, quella per il Sindaco di Roma. E forse lo è stata poco fino al ballottaggio – spiega ad Affaritaliani.it Giovanni Boccia Artieri, Professore Ordinario di Sociologia dei new media e Internet Studies, Università di Urbino “Carlo Bo” – Il dato sinora rilevante è quello di una cittadinanza che si è sentita poco coinvolta, confermato da un’astensione elevata, da un dibattito online e offline limitato e da piazze non troppo piene. Anche la novità portata da Alfio Marchini, marcata da un populismo sofisticato, ha solo grattato consensi e disperso una quota di elettori che potrebbero pesare in modo significativo per decidere il vincitore”.

Professore Boccia Artieri, quali sono stati gli errori che i candidati hanno commesso?
“La verità è che dal punto di vista della comunicazione la campagna politica per il sindaco della capitale è stata prudente e ha costruito slogan e immaginari che poco sapevano raccontare innovazione. Il sindaco uscente Alemanno ha giocato la carta della continuità senza progetto con il suo “Continuiamo insieme”, mentre negli avversari più che l’espressione di un’idea politica votata al cambiamento abbiamo trovato la dichiarazione di appartenenza ed affetto per la Capitale, come nel “Non è politica. È Roma” di Ignazio Marino o il “Roma ti Amo” di Alfio Marchini. Non a caso questi sono i due slogan che si sono meglio prestati a rifacimenti ironici, come quelli della pagina Facebook “Coatti per Marino” che ha coniato manifesti fake a getto continuo usando come testimonial volti romani celebri del cinema o dell’intrattenimento, ad esempio quello di Mario Brega con un cartello che recita “Nun è politica. È ‘n zucchero”. D’altra parte la pagina Facebook “Arfio Marchini”, un mutamento di consonante tra la “l” e la “r” che accentua la sua romanità, gioca con variazioni sul tema come “Campi da golf ovunque. Buche nelle strade? Meglio quelle da golf. Roma ti amo”. Alemanno, complici molte sue affermazioni sopra le righe e fughe sdegnate da dibattiti politici, è forse il più acidamente punzecchiato online”.

L’importante è che se ne parli, scriveva Dorian Gray.
“Non che la satira non aiuti. È comunque un attestato di notorietà. Ma se alla base della campagna non ci sono idee identitarie forti allora la satira che si produce spontaneamente farà sì sorridere ma non potrà essere sfruttata per veicolare un valore di differenza. E quello che oggi sembra interessare ai cittadini è marcare una differenza con il passato e con la solita politica”.
Un consiglio per Marino e Alemanno che ora si giocano il ballottaggio, infondo mancano ancora dieci giorni. Come possono migliorare?
“È mancata anche la capacità di attivare conversazioni attorno ai programmi, di produrre, ad esempio online, una comunicazione che facesse dire più che una che solamente dicesse”.
