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Possibile che la Rai abbia dimenticato Luciano Rispoli? Dieci anni dopo, lo studio ancora non c’è. L’appello di Fiorello

A rilanciare l’omaggio è Rosario Fiorello, che da anni chiede alla Rai di intitolargli la storica Sala A di via Asiago a Roma. Un riconoscimento ancora atteso per un protagonista della televisione colta, garbata e popolare, capace di fare della lingua italiana uno spettacolo.

Possibile che la Rai abbia dimenticato Luciano Rispoli? Dieci anni dopo, lo studio ancora non c’è. L’appello di Fiorello

A dieci anni dalla scomparsa, nessuno studio Rai porta il nome del grande conduttore, da Viale Mazzini tutto tace

A dieci anni dalla sua scomparsa, avvenuta a Roma il 26 ottobre 2016, la Rai non gli ha ancora intitolato uno studio. Cosa piuttosto grave, visto che un professionista garbato come Luciano Rispoli non ha solo fatto televisione… ma con garbo e fantasia autorale ha contribuito a inventarla. Eppure, questa è una dimenticanza che, con il trascorrere del tempo, assomiglia sempre più ad un’apparente ingratitudine.

Perché se la memoria del servizio pubblico passa anche attraverso i nomi impressi sulle porte degli studi, quello di Rispoli meriterebbe da tempo un posto d’onore.

Dalla radio a Parola mia, una vita dedicata al servizio pubblico

Entrato in Rai nel 1954, Rispoli non fu soltanto un presentatore dall’eleganza proverbiale. Fu un innovatore, capace di contribuire alla nascita di trasmissioni come Bandiera gialla e Chiamate Roma 3131, aprendo nuove strade alla radio italiana.

Con L’ospite delle due anticipò il talk show televisivo, mentre con Parola mia dimostrò che persino la grammatica poteva diventare spettacolo. Senza urla, volgarità o inutili provocazioni. Un’impresa che, osservando certi programmi contemporanei, sembra quasi fantascienza. Poi arrivò Tappeto volante, ulteriore conferma di una televisione costruita sull’intelligenza, sulla conversazione e sul rispetto del pubblico.

L’appello di Fiorello e quella Sala A di via Asiago

La proposta non è nuova. Fiorello aveva suggerito di dedicare a Rispoli la storica Sala A di via Asiago, iniziativa rilanciata anche dal giornalista e scrittore Mariano Sabatini, suo collaboratore per molti anni.

Nel marzo 2024 Pierluigi Diaco gli dedicò un omaggio a Bellamà, annunciando l’intitolazione del palco delle esibizioni del programma. Un gesto apprezzabile, ma ben diverso dal riconoscimento permanente di uno studio Rai. Nel frattempo, altri protagonisti della televisione pubblica hanno ricevuto intitolazioni ufficiali. Tutte assolutamente opportune e meritate, intendiamoci. Ma Rispoli continua ad aspettare.

Dieci anni di attesa per una targa che sarebbe già dovuta arrivare

La questione non riguarda soltanto un nome su una parete. Riguarda il rapporto della Rai con la propria storia e con chi ne ha costruito l’identità. Rispoli rappresentava un’idea di televisione nella quale educare e intrattenere non erano attività incompatibili. Un modello che oggi meriterebbe di essere ricordato, studiato e magari perfino recuperato.

La Rai ha ancora l’occasione di rimediare. Basterebbero una decisione, una targa e un’inaugurazione. Non servono grandi investimenti, palinsesti rivoluzionati o commissioni di esperti. Per uno che ha insegnato agli italiani il valore delle parole, sarebbe finalmente il momento di passare ai fatti.

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