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Prendiamo il più bravo? Forse. La Regione si confessa in Procura

Prendiamo il più bravo? Forse. La Regione si confessa in Procura
IL CASO TARDIOLA. Affaritaliani.it pubblica integralmente la mail con la quale il Segretario generale dell’amministrazione Zingaretti, nella selezione del direttore dell’Area Rifiuti confessa al sostituto Galanti le sue preferenze di “uomo di Stato”, e lasciando l’ultima parola alla Procura… “come ci siamo detti”. SEI QUESITI PER IL PRESIDENTE ZINGARETTI

di Fabio Carosi

Riflettete bene su termini “meritocrazia” e “trasparenza”. Poi anche su “procedure” e “rapporti tra soggetti istituzionali” ma anche su “autonomia delle istituzioni”. E se poi c’è anche tempo su “buon governo” e “cultura di governo”. Come anticipato martedì 30 settembre, Affaritaliani pubblica il secondo documento di “interlocuzione” tra la Regione Lazio nella persona del Segretario Generale, Andrea Tardiola, e il sostituto procuratore della Repubblica, Alberto Galanti, che riveste anche il ruolo di accusa nel maxiprocesso sui rifiuti. Sia chiaro: è la Regione di Nicola Zingaretti che scrive, perché  negli archivi non c’è traccia di risposte in direzione contraria. E questo è un bene per la Procura che, come asserisce la mail, si limita solo a contatti telefonici.
Dunque il dottor Tardiola è alle prese con la successione del direttore Luca Fegatelli, finito ai domiciliari insieme a Manlio Cerroni e alle prime linee delle sue aziende. La Regione si trova in grande imbarazzo, un po’ perché dalle intercettazioni dell’inchiesta spunta il nome dell’assessore Michele Civita, all’epoca delegato di Zingaretti al settore “monnezza” della Provincia di Roma, dall’altra perché si trova a dover sostenere l’accusa nei confronti di un suo dirigente apicale. E poi c’è l’emergenza rifiuti che preme su Roma, con la necessità di mettere soldi per sostenere il sindaco Marino che ha deciso di spedire lontano dal Raccordo tutti i rifiuti.
E che fa Tardiola? Spedisce una mail al sostituto Galanti nella quale spiega la “ratio” in uso nella Regione per la selezione dei direttori, formalizzando dopo diverse conversazioni telefoniche: “Gentile dottore, come le ho anticipato telefonicamente, le spedisco l’elenco dei CV che ci sono pervenuti…”. E sin qui nessuna nuova. Stupisce un passaggio,quello in cui confessa le sue passioni: “Come le dicevo, potendo scegliere in questa rosa ristretta, la mia attitudine di dirigente dello Stato mi farebbe astrattamente propendere per la candidata del Ministero dell’Ambiente”.
Fortuna che è un ragionamento astratto, perché poi il dottor Tardiola svela quelli che potrebbero essere i contorni di una selezione del personale condivisa con la Procura di Roma. Anzi, col piemme del processo che vede la Regione accusata per i suoi dirigenti e vittima allo stesso tempo. Scrive il Segretario Generale, stavolta senza astrazioni ma con un linguaggio diretto: “Ad ogni modo, come ci siamo detti, prima di assumere una decisione definitiva, sarebbe dirimente sapere se ci sono ulteriori elementi di valutazione da prendere in considerazione”. E’ quel “come ci siamo detti…” che genera l’imbarazzo; che paventa una decisione da condividere con un pubblico ministero e quindi con la magistratura inquirente che, letta dal lato della Regione Lazio, parrebbe avere l’ultima parola sul candidato giusto per governare sui rifiuti della Regione più complessa d’Italia.
Ora, il fatto che la Regione Lazio faccia “verifiche di compatibilità” sui dirigenti è materia onorevole. Una sorta di atto dovuto che però mal si concilia con il controllore che è un organo inquirente e perdippiù accusatore della Regione stessa. E come se chi rappresenta un imputato cercasse ogni giorno di interloquire e collaborare con l’accusatore. Una bizzarria se ancor di più perpetrata con lettere ufficiali e mail personali che prefigurano uno scambio di affettuose carinerie da via Rosa Raimondi Garibaldi verso piazzale Clodio.
E dire che al dottor Tardiola le occasioni per rapporti istituzionali finalizzati ad una tutela della Regione, non mancano proprio. Secondo quanto risulta ad affaritaliani.it a meno di smentite, lo lega un rapporto familiare con il Direttore del casellario Giudiziario Centrale del Ministero della Giustizia, un altissimo funzionario dello Stato che non dovrebbe avere difficoltà a creare un rapporto ufficiale e formale con la Regione, affinché si doti di persone degne della massima fiducia per ricoprire incarichi delicatissimi. Perché ha scelto invece la via di un sostituto-piemme è una strada che il Segretario generale dovrebbe spiegare pubblicamente. Magari con la stessa trasparenza con la quale ha ammesso la sua preferenza per la candidata del Ministero dell’Ambiente.

mail galanti
 

Vista la moda dei quesiti, al presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti ne sottoponiamo alcuni, appena sei invece dei 10 in voga con preghiera di risposta, certi che saprà tenere fede allo slogan con il quale si è proposto ai cittadini per governare il Lazio,  “Immagina un nuovo inizio”:

1) E’ al corrente dell’interlocuzione confidenziale tra il Segretario generale e la Procura di Roma per la selezione del direttore del Servizio Rifiuti e Ambiente?

2) Non ritiene che l’autonomia politica possa uscire ridotta dal carteggio pubblicato?

3) Il Segretario generale scrive che  la nomina di un direttore regionale è “attività routinaria. Perché allora tanta attenzione?

4) La stessa “procedura Tardiola” è stata utilizzata per tutte le altre nomine?

5) Dal carteggio si evince che la trasparenza tanto invocata non è stata rispettata. Rimane un suo valore?

6) Può fornire tutta la documentazione esistente sul “Caso Tardiola” per la pubblicazione integrale?