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Quando la storia è verità in un libro. Casette Pater, le chiavi dalle mani del Duce

LA RECENSIONE. Nel volume “Tra Roma e il mare – Storie di Acilia e dintorni” pubblicato da Caterina Dini Editore, Giulio Mancini veste i panni dello storico di razza e diventa il conservatore della memoria degli agglomerati urbani dell’entroterra. C’era una volta il Villaggio Giuliano

di Patrizio J. Macci

I libri a tema sul litorale di Ostia, corredati di immagini e testi – spesso molto fantasiosi – cominciano ad essere anche troppi, nel senso che pochi contengono notizie o immagini inedite o che non siano state scopiazzate malamente da internet. Invece un volume esaustivo che affrontasse il tema dell’entroterra, cioè dei quartieri che idealmente uniscono Ostia all’Urbe spingendosi fino a toccare l’anello del Grande Raccordo Anulare, non era ancora stato scritto.
Giulio Mancini giornalista da oltre vent’anni in attività sul Litorale, ha riempito questo vuoto redigendo il volume fotografico “Tra Roma e il mare – Storie di Acilia e dintorni” pubblicato da Caterina Dini Editore che alla pubblicazione di volumi sul “mare di Roma” ha dedicato la sua vita di editore.
Gli agglomerati urbani che Mancini infila nella sua ricostruzione filologica e narrativa sono quelli che si incontrano in un viaggio ideale da Roma verso il Lido di Ostia: Casalbernocchi (dove si realizzano sperimentazioni architettoniche per realizzare le case dei lavoratori), Malafede (la “terra d’etruschi”), Casette Pater, San Giorgio (il primo villaggio multietnico), Casalpalocco e Axa (i pianeti verdi che non appassiscono mai), Infernetto (la carbonaia della Capitale, Dragona (la residenza papale), San Francesco (il quartiere dedicato al santo poverello per aiutare i più bisognosi). Per ogni zona l’autore ha svolto un paziente e rigoroso lavoro di pulizia delle fonti fino alla pignoleria, in un caso fino all’impossibile arrivando a recuperare gli elenchi originali degli assegnatari delle “Casette Pater” che in alcuni casi ricevettero le chiavi della propria abitazione dalla mani del Duce in persona.

giulio mancini

Ma è nella stesura della vicenda di S. Giorgio di Acilia che Mancini confeziona un vero e proprio saggio di microstoria per testo e immagini, ricostruendo correttamente -come non era ancora mai stato fatto – la vicenda esistenziale e storica delle oltre mille famiglie che andarono a vivere nei mille appartamenti realizzati a metà degli Anni Cinquanta, con i fondi della ricostruzione postbellica, il celeberrimo Piano Marshall. Una piccola percentuale dei 350.000 italiani che abbandonavano l’Istria, Fiume, e la Dalmazia per le persecuzioni trovarono qui una casa negli edifici realizzati dall’Istituto Autonomo Case Popolari.
E così la prima denominazione del quartiere fu proprio quella di “Villaggio Giuliano”. In seguito arrivarono anche cittadini italiani rientrati dalla Libia, l’Algeria, e La Tunisia e sfollati di ogni regione italiana, insieme a famiglie rimosse da abitazioni fatiscenti o rimosse da zone bonificate. In quel periodo nelle case di S. Giorgio, sono state ospitate persone provenienti da venti nazioni differenti: il primo quartiere multietnico del dopoguerra nella Capitale. Il nome con il tempo è andato perduto, le radici fortunatamente no. A Mancini va riconosciuto il merito, di aver riannodato i fili storici di vicende umane che rischiavano di essere dimenticate o mistificate.