Otto anni sembrano pochi eppure sono bastati a fare della Casa del Jazz a Roma un luogo cult di questo stile musicale, aperto a tutta la città senza accademismi e senza perdere la caratteristica di un club dove passano giovani emergenti, artisti italiani e esteri affermati. Questo gioiello di architettura del Periodo Fascista, incastonato in un parco di 25 mila metri quadrati è diventato non soltanto un posto dove fare e ascoltare jazz ma anche scoprire la storia e le tendenze di questo genere musicale, con contaminazioni, che passano per il rock e la danza. Ora quella che fu la residenza di un banchiere, Arturo Osio, socio fondatore della Banca Nazionale del Lavoro, che la costruì sulle rovine di un casale seicentesco, poi abitata e sequestrata al cassiere della Banda della Magliana, Enrico Nicoletti, è diretta da circa tre anni da Giampiero Rubei, 70 anni, romano, fondatore 30 anni fa di un locale storico del jazz a Roma, l’Alexanderplatz, ora gestito dal figlio Eugenio e creatore del Festival Jazz di Villa Celimontana.
“Prima questo posto era una cattedrale nel deserto – spiega Rubei ad Affaritaliani.it nella terza tappa del viaggio alla scoperta del jazz e del blues a Roma – ho cercato di farlo uscire dai protocollo teatrali per farlo entrare nella logica del club, di un luogo aperto a tutti e tutti i giorni, come il parco, anche ad altri stili musicali, come il rock, a giovani e non soltanto ad artisti affermati”. Così le mattinate domenicali sono segnate dalla presenza di big band, accanto a famiglie con bambini in carrozzina nel parco, con pic nic sull’erba come ogni 21 aprile succede da tre anni, lezioni domenicali di jazz a suon di note, video e parole, che come il critico Guido Bellachioma, suo stretto collaboratore, definisce “un mix di musica storia” e “cultura”. Un uomo di destra, di formazione evoliana, ideatore di un tributo ad Ezra Pound, ma in continua ricerca di contaminazioni culturali, come un disco 20 anni fa e uno spettacolo, “Addio al Che”, messo in scena al Bagaglino con Gabriella Ferri e Pino Caruso.
Anche la programmazione della Casa del Jazz, che fa parte della Azienda Speciale Palaexpo di Roma Capitale, non ricalca canoni tradizionali. Questo mese proseguono (domenica prossima e domenica 10 e 24, ore 12, euro 5) le lezioni-concerto di “Jazz Orchestra: invito all’ascolto”. E’ un evento didattico-musicale per conoscere i segreti di un’orchestra jazz. Il maestro Mario Corvini e la sua “New Talents Jazz Orchestra”, spiegheranno al pubblico ogni singolo brano. La band è formata da ragazzi dai 19 ai 26 anni, che provengono da diverse regioni e ricalca le lezioni di musica in televisione negli Anni ’60 della “New York City Symphony Orchestra” diretta da Leonard Bernstein. Poi tutti i mercoledì, alle 19, con ingresso libero, prosegue “il jazz e il ballo, dal ragtime al boogie woogie”, a cura di Paolo Prato, con filmati e documenti d’epoca, con le danze swing, con l’età dell’oro del musical fino all’eredità europea e i sapori latini. Ed ancora: il jazz californiano (tutti i martedì alle 19), una guida all’ascolto dei grandi solisti del West Coast Jazz, a cura di Antonio Lanza.
Intanto è già in programmazione dal 1 luglio al 7 agosto la terza edizione del Festival del Jazz mentre è in corso di preparazione, come Rubei anticipa ad Affaritaliani.it, una Fiera degli editori musicali.
Nella Casa del Jazz ci sono un auditorium per i concerti, una biblioteca, una sala di registrazione con foresteria, una sala multimediale e un ristorante (cena da martedì a sabato, sabato e domenica brunch dalle 12).
Daniele Bosi e Raffaele Gambari

