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Regione Lazio, i conti non tornano. Nuove tasse, rebus per Zingaretti

IL PUNTO. Le tensioni nel Pd potrebbero colpire la Pisana. I renziani mirano a ridisegnare l’equilibrio regionale. Il presidente alla prova più dura: se resiste dovrà mettere mano ai conti e ritoccare tariffe e imposte

di Lucio D’Ubaldo

Sembra che le sorti del Campidoglio e della Regione non suscitino grande interesse. Quel che prevale nella pubblica opinione è il disincanto. La città è sporca, i servizi lasciano a desiderare, il traffico rimane imprevedibile e caotico, la microcriminalità aumenta fastidiosamente. All’orizzonte si affaccia solo la speranza che in un modo o nell’altro lo Stato, al di là del poco che ha garantito finora, intervenga con adeguati provvedimenti a sostegno della “sua” capitale. Marino ha questa unica carta e sa di doversela giocare bene.
Intanto, però, le tensioni politiche si fanno più acute. Il problema è capire pertanto addosso a chi finiranno per scaricarsi. Quella speranza che tiene in vita l’amministrazione capitolina blocca l’ipotesi di una verifica, dura e risolutiva, all’interno della maggioranza di sinistra. Si va avanti senza entusiasmo, ma nondimeno con la convinzione che una rottura sarebbe pericolosa. Per tutti.
Invece le tensioni potrebbero inaspettatamente colpire il governo regionale, malgrado la sicurezza ostentata da Zingaretti anche dopo l’incidente del sondaggio, specie per la parte riguardante il gradimento del sindaco e del presidente del consiglio, che ha portato al calor bianco la temperatura della polemica all’interno del Partito democratico. Si annunciano venti di guerra e, come si vede, mirano in direzione della Pisana.
D’altronde la stretta finanziaria provocata dalla legge di stabilità penalizza in misura cospicua i bilanci regionali. Nel Lazio sarà un’impresa eroica evitare il rialzo di tariffe ed imposte. Anche i risparmi finora ottenuti in campo sanitario, non sempre corrispondenti del resto a una razionale politica di risanamento, possono risultare inadeguati. Comunque il marketing politico fatica già ora ad escogitare nuove formule di rassicurazione per gli elettori del Lazio.
Dunque, bisogna prepararsi a giorni turbolenti. Tutto ciò che si raccoglie attorno alla leadership di Renzi, è facile che miri a ridisegnare l’equilibrio regionale puntando a salvare così, grazie a una classica manovra di alleggerimento, l’immagine pur deteriorata del sindaco di Roma. Ma qualcuno il conto lo deve pagare e il designato, in effetti, pare essere Zingaretti: tra i democratici si stenta a individuare chi possa o chi voglia schierarsi a sua difesa.
La partita si annuncia nervosa, addirittura cattiva. Sta di fatto però che i probabili vincitori, insieme ai probabili vinti, dovranno misurarsi con l’esigenza ineludibile di correggere i conti della Regione. Allora qualsiasi novità di assetto politico, quando in concreto dovesse accompagnarsi a un intervento di ulteriore inasprimento fiscale, di certo sprofonderebbe nel discredito più grande e incontrollato. Zingaretti, in poche parole, è chiamato ad affrontare la prova più severa e insidiosa della sua carriera.