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“Remigrazione”: cresce la tensione in vista del corteo dell’estrema destra

Una mobilitazione che chiude una campagna di raccolta firme per chiedere una legge sulla “remigrazione”, alimentando un acceso dibattito

“Remigrazione”: cresce la tensione in vista del corteo dell’estrema destra

Promossa da diverse sigle dell’area radicale, la manifestazione nazionale prevista per il 13 giugno, a Roma, sta già scatenando le reazioni delle opposizioni e di una parte dell’opinione pubblica

Si terrà il 13 giugno a Roma la manifestazione nazionale organizzata nell’ambito della campagna per una proposta di legge sulla cosiddetta “remigrazione”. Annunciata come momento conclusivo di una vasta operazione di raccolta firme, punta all’ottenimento di una normativa in materia di rimpatri degli stranieri residenti e, secondo la formulazione utilizzata dai promotori, persino dei loro discendenti verso i Paesi d’origine. Stando a quanto dichiarato dall’organizzazione, inoltre, a prendervi parte saranno anche svariate realtà riconducibili all’area della destra radicale, tra cui CasaPound, i Patrioti di Brescia e gruppi skinhead provenienti dal Veneto, nonché delegazioni e militanti provenienti da altre nazioni europee.

Politiche migratorie e agende di remigrazione

L’iniziativa si accompagna ad un clima istituzionale e cittadino già piuttosto teso, in cui il tema dell’immigrazione di massa e la sicurezza interna dei Paesi sono tornati ad occupare uno spazio centrale nel dibattito pubblico a livello nazionale e internazionale, alimentando prese di posizione sempre più polarizzate. Ne sono una dimostrazione i diversi episodi segnalati da attivisti e collettivi locali che, nelle ultime settimane, hanno denunciato, tra le altre cose, la comparsa di scritte e simboli riconducibili agli ambienti estremisti.

Cosa si intende, però, con “remigrazione”? Divenuto ormai una presenza stabile all’interno del bagaglio lessicale politico odierno di alcune formazioni della destra europea (e non solo), il termine veniva utilizzato originariamente in ambito accademico e sociologico per indicare il rientro volontario dei migranti nell’area di provenienza. Tuttavia, nel tempo ha registrato una forte rielaborazione, finendo con l’essere utilizzata con crescente frequenza per descrivere politiche di ritorno o di allontanamento di cittadini stranieri, accompagnandosi talvolta ad espressioni più esplicite e crude come “espulsione” o “deportazione”, che attualmente risultano al centro delle agende degli esecutivi di gran parte dell’Occidente.

Il corteo previsto per questo fine settimana si inserisce quindi in un quadro politico e sociale già fortemente polarizzato, preannunciandosi come un evento destinato a riaccendere la tensione in un contesto che resta particolarmente sensibile sul tema.