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Un tesoro di famiglia, off-shore. La super truffa di Lady Armellini

L’erede della celebre famiglia di imprenditori romani è indagata dalla Guardia di Finanza per aver nascosto all’erario oltre 2 miliardi di Euro. Le Fiamme Gialle hanno ricostruito il patrimonio immobiliare a lei riconducibile: 1243 unità immobiliari con alberghi e appartamenti intestata a società off-shore. Nella mappa dei luoghi utilizzati per nascondersi al Fisco non manca nessuno dei paradisi fiscali: dal Lussemburgo alle Bahamas passando per il principato di Monaco. Le indagini hanno permesso di riscontrare il mancato versamento di tributi locali per alcuni milioni di euro, un tesoretto a cui il Campidoglio potrà attingere con annessi interessi e sanzioni

Viveva nel lusso più sfrenato, potendo scegliere tra una mega villa all’Eur e un’attico e superattico al centro della città sfruttando la propria residenza nel Principato di Monaco. Una residenza di fatto solo formale, poiché gli affari di Angiola Armellini, erede della celebre famiglia di imprenditori romani, gravitavano proprio nella Capitale.

Secondo l’accusa della Guardia di Finanza il principato monegasco non era l’unico luogo utilizzato dall’imprenditrice per nascondersi al Fisco: la mappa delle società off-shore a cui erano intestate le attività della donna comprendono i paradisi fiscali di mezzo mondo, dal Lussemburgo alla Nuova Zelanda, Jersey, Svizzera e Bahamas.

Le indagini delle Fiamme Gialle hanno permesso di ricostruire il patrimonio immobiliare a lei riconducibile: tre alberghi, appartamenti e ville per la quota record di 1243 unità immobiliari che tramite prestanome erano intestate ad società fiduciaria  ubicata in Lussemburgo ideata negli anni ‘90 al fine di schermare l’effettiva disponibilità di ingenti capitali detenuti all’estero.

Proprio per tentare di schermare parte dei capitali detenuti all’estero l’imprenditrice nel 2009 aveva fatto ricorso a ben dieci scudi fiscali, disconosciuti dalle indagini dirette dalla Procura della Repubblica di Roma e svolte dai finanzieri del Comando Provinciale della Capitale, sviluppatesi anche tramite numerose perquisizioni che hanno permesso di appurare l’invalidità sul piano giuridico dei due trust al vertice della struttura societaria.
Al Fisco italiano la donna risultava dichiarare unicamente i compensi corrisposti in suo favore da alcune delle società, anch’esse coinvolte nelle indagini, nei confronti delle quali ella figurava prestare mere collaborazioni. Sotto l’aspetto fiscale, all’imprenditrice è stata contestata la mancata dichiarazione di disponibilità estere in Lussemburgo, nel Principato di Monaco ed in Svizzera per un valore complessivo di oltre 2 miliardi e 100 milioni di euro. Le Fiamme Gialle hanno altresì contestato ai fini delle imposte dirette l’omessa dichiarazione di ricavi, al lordo dei costi sostenuti, per circa 190 milioni di euro.
La donna è stata deferita alla locale Procura della Repubblica, insieme ad altri 11 tra consulenti, italiani ed esteri, incaricati della gestione contabile e fiscale ed effettivi artefici della creazione del fraudolento gruppo societario estero. Inoltre le indagini hanno permesso di riscontrare il mancato versamento di tributi locali (ICI, IMU), per alcuni milioni di euro, un tesoretto a cui il Campidoglio potrà attingere con annessi interessi e sanzioni, facilitato dall’avvenuta individuazione della persona fisica retrostante all’architettura societaria estera.