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Rifiuti atomici nel XX Municipio. A Roma una discarica radioattiva

ESCLUSIVO. Lo scorso 14 gennaio, l’Amministrazione provinciale ha autorizzato la richiesta di una società partecipata dalla Sogin per la realizzazione di un impianto di “trattamento e stoccaggio di rifiuti radioattivi” in via Anguillarese, all’interno del centro Cnr-Enea. Qui, per anni, sono stati eseguite ricerche con l’impiego di plutonio, poi cessate nel 1990 con la chiusura del programma nucleare. Per l’autorizzazione la Provincia di Roma “scopre” la delega regionale ignorata invece per l’emergenza dei rifiuti urbani e, in appena due anni, dà il via libera all’impianto che sorgerà a 25 chilometri dal Vaticano e limitrofo al lago di Bracciano, nel territorio di Roma Capitale. IL DOCUMENTO

di Fabio Carosi

Via Anguillarese 301. Codice di avviamento postale 00123, territorio del XX Municipio, Roma Capitale. In una città che si dispera da anni di fronte all’emergenza rifiuti urbani e a pochi giorni dalla chiusura di Malagrotta, la stessa Provincia di Roma che non si è mai espressa su dove collocare “la monnezza”, ha autorizzato un impianto di trattamento e stoccaggio di rifiuti radioattivi.

Proprio così: radioattivi, cioè scorie di processi che prevedono l’uso del plutonio. Il sito, per il quale l’amministrazione guidata all’epoca da Nicola Zingaretti, ha dato il suo assenso in gran silenzio lo scorso 14 gennaio, dista circa 25 chilometri dal Vaticano, e meno di 5 dalle acque del lago di Bracciano e non è nient’altro che uno degli insediamenti di ricerca de La Casaccia dove il Cnr effettua studi su animali e habitat, mentre l’Enea lo aveva usato come centro di studi sull’energia atomica. Proprio la Sogin, la società alla quale è stato affidato il lavoro di bonifica delle ex centrali nucleari e delle aree interessate da materiali radioattivi, scrive sul proprio sito internet: “All’interno del centro di ricerca Enea di Casaccia, Sogin gestisce, dal 2003, l’impianto Opec, acronimo di Operazioni Celle Calde, e l’impianto Ipu, acronimo di Impianto Plutonio.

L’Opec è costituito da due impianti, chiamati Opec 1 e 2. L’Opec 1 è entrato in esercizio nel 1962 ed è stato il primo impianto in Italia a eseguire attività di ricerca e analisi di post-irraggiamento sugli elementi di combustibile nucleare.  L’Opec 2 è stato costruito negli anni settanta con il compito di ampliare le attività nucleari di ricerca, controllo e analisi che venivano svolte nell’Opec 1. L’impianto non è mai entrato in esercizio. L’impianto Ipu è stato progettato e realizzato a metà degli anni sessanta ed è entrato in esercizio nel 1968. Vi erano svolte attività di ricerca sulle tecnologie di produzione degli elementi di combustibile nucleare. Nel 1990, con la chiusura del programma nucleare italiano, le attività di ricerca sono state fermate. Da allora è stato garantito il mantenimento in sicurezza degli impianti a tutela della popolazione e dell’ambiente”.

scorie nucleari1

Dunque, se per i rifiuti solidi urbani si è dovuti ricorrere ad un commissariamento e a una battaglia che ha visto le popolazioni in primo piano, per la “discarica atomica”, l’iter autorizzativo è stato piuttosto semplice. Sulla “determinazione dirigenziale” dello scorso gennaio stavolta la Provincia di Roma riconosce la delega della Regione per il settore e così in appena due anni dalla richiesta, concede alla società Nucleco spa, il via libera alla costruzione di un nuovo impianto “adibito al trattamento e stoccaggio di rifiuti radioattivi”. Tutt’altro atteggiamento rispetto a quello tenuto per i rifiuti solidi urbani, per i quali l’Ente di Zingaretti si è sempre lavato le mani.

In sostanzaLa Casaccia, viene trasformata in un deposito di materiale radioattivo trattato, attraverso la Sogin proprietaria dal 2004 del 60 per cento della Nucleco spa. Quindi si tratta di aziende di Stato o a maggioranza pubblica, per le quali la realizzazione di un impianto di trattamento di scorie atomiche e di una discarica, sono stati necessari appena 2 anni.

E chissà cosa dirà il presidente del XX Municipio, il dimissionario Gianni Giacomini, quando scoprirà leggendo le carte (in allegato) che Roma Capitale era a conoscenza dell’iter e che non ha proferito parola. Ora Giacomini non c’è più e le sue funzioni sono esercitate in via provvisoria dall’assessore alla Cultura, Dino Gasperini.

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