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Roma
Roghi Centocelle: militarizzazione non è garanzia di sicurezza del quartiere

di Andrea Catarci *

A Centocelle dopo i roghi, in risposta alla minaccia invisibile che da mesi inquieta la vita, si è sviluppata un’ampia mobilitazione democratica, con cortei che hanno coinvolto migliaia di persone e con un proliferare di assemblee, discussioni e incontri animati da associazioni, realtà di base, commercianti e imprenditori.

Oltre alla volontà di difendere il quartiere e di non cedere alla paura, tra le parole d’ordine più ripetute c’è stata quella che segnalava i pericoli della militarizzazione, in una duplice convinzione: che presidi visibili di polizia avrebbero tenuto lontano più i clienti dei locali che le organizzazioni criminali - le stesse che non sono state individuate in sette mesi di indagini – e che agli abitanti sarebbe arrivato un messaggio negativo, una specie di incitamento a stare chiusi in casa e a lasciar fare ad altri, opposto a quello che ha urlato il composito aggregato civile che ha preso la parola.

Purtroppo quanto si temeva si è in parte avverato: la presenza in divisa è aumentata considerevolmente, senza peraltro riuscire a impedire una serie di furti con scasso che hanno dato seguito alla piccola “strategia della tensione” avviata dallo scorso aprile. Alcuni imprenditori del territorio, nel restare in attesa che arrivino quegli aiuti sul terreno sociale, culturale ed economico promessi un po’ da tutte le istituzioni, hanno ribadito chiaramente qual è il loro punto di vista: “Noi l'abbiamo detto che la sicurezza non è fatta solo dalla presenza delle forze dell'ordine”. Meritano di essere ascoltati nella sostanza, non solo in occasione delle visite e con quella presenza sul posto che è stata universalmente gradita. Non farlo è da irresponsabili, perché si mortifica ulteriormente, sia nella tenuta psicologica che nelle casse di fine serata, chi sta combattendo il nemico invisibile che parla solo con il fuoco. Vale per le istituzioni come per quella parte dell’informazione cittadina che spinge per l’escalation poliziesca, non riuscendo a vedere oltre il proprio naso, arrivando talvolta al punto di criminalizzare la determinazione di tanti a riappropriarsi di strade e piazze. Che siano opinioni di singoli o linee editoriali dettate e discusse poco importa: si fermino a ragionare e ad ascoltare sul serio le mille voci che arrivano da Roma est, se non vogliono aiutare chi intende fare un deserto per imporre le proprie regole.

Succede a San Basilio

Sembra quasi che l’irresponsabilità abiti stabilmente in parecchi dei piani alti della classe dirigente cittadina. Per esempio viene da chiedersi chi abbia pianificato quella specie di rastrellamento che è stato attuato a San Basilio pochi giorni fa, ai danni degli abitanti delle case popolari, replicando azioni simili già attuate a Torbellamonaca e in altre periferie. Centinaia di vigili dalle prime ore della giornata sono entrati in 81 appartamenti per controllare contratti, permessi, bollettini, decine di persone sono state sottoposte a identificazione, un po’ di macchine senza autorizzazione sono state rimosse. Ma è così che si fanno dei normali controlli amministrativi, come se si dovesse invadere un territorio nemico? Aldilà degli esiti concreti delle verifiche, ci si rende conto di quanto si contribuisce ad accreditare l’idea stereotipata e falsata dell’esistenza di quartieri in cui si deve andare solo per imporre ordine e disciplina? La sindaca Raggi è riuscita a festeggiare con il solito mantra, "il rispetto della legalità viene prima di tutto": d’altronde è la stessa che per Centocelle ha inizialmente invocato l’esercito.

Succede a San Lorenzo

Infine, con nonchalance e quasi con sottaciuta condivisione, un importante quotidiano della Capitale ha riportato la notizia che la proprietà dell’immobile avrebbe deciso di fare ricorso agli Irriducibili della Lazio per sgomberare il Nuovo Cinema Palazzo. Ha dettagliato i termini di una proposta di affitto calmierato dei locali diretta al gruppo ultrà, a patto che avessero accettato di provvedere da soli a liberare gli spazi. Tra le altre cose nell’articolo si richiamavano alcune argomentazioni dell’impresa, “è un nostro diritto quello di rimettere sul mercato il Cinema Palazzo […] almeno per rientrare delle spese che sosteniamo ogni anno”. Insomma, dal pezzo pare che una realtà imprenditoriale abbia tentato di alimentare una guerra sporca in un quartiere popolare e contraddittorio come San Lorenzo per propri interessi particolari. Se la notizia corrisponde al vero siamo davvero a livelli di irresponsabilità sociale indecente. Se non lo è, invece, si tratta di uno degli infiniti capitoli della crociata intrapresa da certa stampa contro gli spazi sociali e culturali della città, cosa più o meno indecente allo stesso modo… Nessuno ha sentito l’esigenza di approfondire e di aprire un’inchiesta. Il maggior buonsenso in questa storia, vera o inventata che sia, lo hanno trovato gli Irriducibili declinando l’offerta.

* Andrea Catarci, Movimento civico per Roma

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