di Claudio Roma
Anziani, disabili, malati di mente, clochard e case di riposo. Nei 33 milioni di euro che il Comune di Roma ha speso negli ultimi 12 mesi c’è spazio persino per un parrucchiere unisex per una casa di riposo. Anche qui, come nel 90 per cento dei capitoli di spesa, il Comune non brilla per trasparenza: affidamento diretto. Se poi c’è tempo e voglia di provare la concorrenza nel mare di denaro che viene speso in piccole porzioni – e quindi fuori controllo – si procede con procedure ristrette: si invitano un paio di soggetti e si appalta teoricamente al miglior offerente.
Ma il vero buco nero del sociale “alla romana”, sono i nomadi: oltre il 10 per cento delle spese finisce nel buco nero dell’assistenza alla popolazione rom e sinti che vive ai margini della città e che non rappresenta numeriacamente il 10 per cento di chi ha bisogno o perché non è vedente, oppure perché non ce la fa ad arrivare alla fine del mese. In totale negli ultimi mesi il “Problema senza soluzione dei rom” ha bruciato 4 milioni, 323mila e 278 euro più qualche centesimo e anche qui la regola amministrativa che viene adottata nelle 36 disposizioni di spesa è quella dell’affidamento diretto. Solo in 6 occasioni il Dipartimento Politiche della Sussidiarietà e Salute del Comune di Roma, decide di spendere adottando la procedura ristretta, cioè la minigara.
Se l’affidamento diretto, cioè la scelta del fornitore è un pratica in uso per le spese di basso importo, come si giustificano i 161 mila euro che il Campidoglio ha pagato al consorzio Alberto Bastiani per “intervento urgente presso il campo nomadi di via Salone? A leggere la storia del consorzio non emerge una particolare vocazione all’urgenza. Infatti, già comunità Capodarco, il nuovo soggetto si occupa di inclusione sociale e cioè di progetti a lungo termine di emancipazione, integrazione e cooperazione sociale.
E che dire allora dei 136 mila e 640 euro, oltre, Iva finiti nella casse della Cooss per “intervento di bonifica presso il campo di via del Foro Italico”. Con sede nella Marche, la Cooperativa sociale Onlus è una delle miriadi di associazioni che “cura l’assistenza e la promozione dell’individuo, occupandosi di “servizi sociali, assistenziali ed educativi”. Nella missione c’è tutto tranne le attività di bonifica. Visti i risultati è sempre la Coos che a dicembre del 2013 ottiene l’affidamento di altri 140 mila euro, sempre per attività di bonifica. Stavolta si tratta di pulire e risistemare le “unità abitative abusive” dei campi di Castel Romano e Salone e via Candoni. E via così sino alla fatidica somma di 4 milioni di euro. Chi nell’emergenza nomadi ci guadagna sono sempre le cooperative come la Ambiente e lavoro che ottiene l’incarico di bonificare il campo de La Barbuta per circa 79 mila euro. Una volta tanto l’emergenza vera impone una velocità nelle procedure, come quando vengono spesi 102 mila euro per la manutenzione dei bagni chimici, la bonifica dei liquami e degli oggetti ingombranti a Castel Romano. Qui la mania dei rom di accantonare cose ci è costata 102 mila euro per dare una pulita e ripristinare un minimo di igiene. Spese finite? Neanche per sogno. A dicembre del 2013 il Dipartimento impegna 177 mila euro in favore della Ra.La.M. Srl per ricostruire l’impianto elettrico del campo di Castel Romano. Ancora una cooperativa sociale che già a Castel Romano aveva avuto l’incarico di bonifica urgente sempre a Castel Romano. Appena 63 mila e 440 euro. E sempre in affidamento diretto.
E sulle spese del Campidoglio per l’emergenza nomadi, interviene anche il consigliere regionale, Fabrizio Santori: “Roma deve uscire dal politicamente corretto e prima gli italiani non deve rappresentare più solo uno slogan. In pochi anni abbiamo creato una corsia preferenziale per nomadi e immigrati, nel nome di un buonismo che urlava dai salotti nostrani e che ha di fatto relegato i romani al ruolo di cittadini di serie B. Roma è la capitale del disservizio e dell’abbandono: rifiuti, insicurezza, anziani trascurati, diritti dei disabili calpestati. Per ogni intervento che sarebbe necessario c’è sempre la formula magica del non abbiamo soldi, ma quando c’è da ospitare nuovi immigrati o finanziare le solite cooperative amiche che lavorano per nomadi e occupanti abusivi, Marino spende e spande. I romani non ne possono più, del degrado, delle prese in giro, di questo Sindaco. E’ l’ora delle dimissioni prima che questa città, ormai allo stremo, lo cacci dal Campidoglio con le cattive maniere”.
