Nella Capitale settemila richiedenti asilo vivono in ricoveri di fortuna, stabili occupati, accampamenti “informali”. Tra loro anche donne e bambini. La denuncia della la Caritas di Roma che in occasione della Giornata del Rifugiato presenta un dossier informativo su una situazione di vera emergenza.
I principali “insediamenti spontanei” sono 3. Il primo e più grande a Ponte Mammolo dove un agglomerato esistente da prima del 2000 è localizzato nei pressi della stazione metropolitana. All’interno coesistono gruppi di persone appartenenti a diverse nazionalità: eritrei ed etiopi, latinoamericani (ecuadoregni), marocchini, persone dell’Est europeo (ucraini, russi, moldavi), montenegrini (primi occupanti dell’insediamento) e un gruppo di bengalesi. L’insediamento è letteralmente suddiviso in “blocchi” e nell’ultimo anno il numero degli abitanti è passato da 120 a più di 250 (con punte massime di 400) e con una forte prevalenza di eritrei transitanti, tra cui molti minori non accompagnati. Un edificio di sette piani, l’ex Enasarco, dopo aver ospitato anche la Facoltà di Lettere dell’Università Tor vergata, è diventato il Romanina “Selam Palace”, un’occupazione in cui sono presenti etiopi, somali e sudanesi. Nell’ultimo anno la popolazione presente è pressoché raddoppiata (nel 2012 erano circa 700 persone) anche se il numero reale delle presenze è difficile da individuare perché ci sono continui arrivi e partenze. Alcune associazioni stimano anche in 2 mila le presenze.
Sempre in un edificio abbandonato, in via Collatina, sette piani sono occupati stabilmente dal 2004 e vi trovano riparo circa 600 persone, con punte di 900 nei mesi invernali. Le presenze prevalenti sono quella etiope ed eritrea, diversi i nuclei familiari con bambini piccoli.
Da qualche mese è stato occupato anche un grande stabile in Piazza Indipendenza dove sono presenti circa 500 persone in stragrande maggioranza eritrei.
Tutti i dati saranno presentati dalla Caritas romana in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato che sarà celebrata il 20 giugno e in cui si darà voce alle “storie” che ogni giorno si presentano al Centro Ascolto Stranieri della Caritas di Roma: Come Mamara è arrivato a Roma diciassettenne, un ragazzo fragile e vulnerabile a causa delle violenze subite nel suo paese di origine, il Mali, per le quali ha sviluppato una forma di balbuzie piuttosto acuta che si manifesta soprattutto quando vive momenti di tensione. Dopo un percorso di cura e formazione durato oltre tre anni, attualmente lavora part-time come facchino in un hotel del centro e frequenta un corso di informatica.
Ramsi è arrivato invece dalla Siria, in fuga dalla guerra, lasciando la sua ben avviata attività commerciale e tutti i suoi averi. Insieme alla moglie e ai due ragazzi ha potuto frequentare un corso di primo livello di italiano e ricevere un sostegno per l’affitto.

