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Roma
Roma ostaggio di Raggi e Salvini. Crisi Lega-M5S: "La ricostruzione inzia ora"

di Andrea Catarci *

Per qualche giorno Virginia Raggi e Matteo Salvini hanno giocato a fare i supereroi e hanno vestito, rispettivamente, i panni di Wonder Woman e di Batman. La Sindaca ha vantato l’assunzione di oltre 1000 vigili e il Ministro dell’Interno l’invio a Roma di 136 poliziotti. Si sono sfidati sul terreno della sicurezza urbana, tra battute e risposte degne di due comici più che di due politici.

 

Poco dopo il leader della Lega ha potenziato i cannoni, si è spinto a dire che la prima cittadina “è inadeguata al ruolo” e ha riunito i suoi - l'unico consigliere comunale, una dozzina di consiglieri dei municipi e i vertici regionali - spiegando che “i grillini sono i peggiori amministratori”. Nelle stesse ore dal Ministero ha inviato la direttiva sulle “zone rosse”, quella con cui intende imporre l’identificazione di tutti i soggetti presenti nei quartieri considerati pericolosi per tenere lontani quelli già denunciati, attraverso l’azione di supplenza svolta dai prefetti, sollecitati ad assumere ruoli diretti in caso di sindaci distratti sui temi della sicurezza e del degrado. Per quanto rivolta genericamente alle città, sembra una misura confezionata su misura per Roma, metropoli d’Italia per eccellenza.

La Sindaca M5s è stata costretta a rintuzzare gli attacchi dell’alleato di governo e, tra molliche di pane e sorrisi ostentati ha definito la direttiva un semplice foglio di carta, unendo la sua voce a quella di altri primi cittadini che con varie sfumature hanno criticato il provvedimento. L’obiettivo è d’altronde chiaro: militarizzare i quartieri alimentando quella strategia della paura che è lo strumento principale con cui la Lega ha costruito il suo consenso. Nel frattempo però la stessa Sindaca era costretta a una strenua e complicata autodifesa, quando venivano diffusi gli audio delle intercettazioni telefoniche relative agli scambi con Lorenzo Bagnacani. All’ex AD Virginia Raggi chiedeva/imponeva di mandare in rosso il bilancio di Ama, a nome di Roma Capitale che ne è l’azionista di maggioranza.

Roma è diventato uno dei terreni di battaglia tra Lega e M5s, alla vigilia delle elezioni europee, con ognuna delle due forze politiche che prova a svincolarsi dal legame con l’altra e a motivare il proprio elettorato. Da una parte c’è il Batman senza mantello, che dovrebbe spiegare in quale modo riempire le vie di divise e telecamere, in aggiunta alla maggior diffusione di armi a uso individuale che ha già benedetto con il suo decreto sicurezza, possa facilitare la ripresa di una città che vive uno stato di lungo e preoccupante declino economico, sociale e culturale, una sofferenza evidente in tutti gli aspetti della vita associata, dalle politiche sociali e urbanistiche alla manutenzione urbana al limite dell’inesistente. Dall’altra c’è l’eroina Wonder Woman, che dovrebbe spiegare come ritiene di continuare ad amministrare una città che lei stessa definisce “fuori controllo” e, soprattutto, dovrebbe spiegare a chi giova avere un’Ama in passivo, in quel continuo gioco al massacro sulle aziende pubbliche che il M5s capitolino sta portando avanti incessantemente dal momento dell’insediamento. Il disinteresse per le sorti di Roma è il dato più eclatante, ognuno degli attori in campo prova a massimizzare il proprio vantaggio e se ne infischia clamorosamente delle conseguenze nocive per la nostra città.  

Perché in mezzo c’è proprio Roma, la nostra Roma, una città piegata dalle crisi – economica, occupazionale, sociale, culturale, etica –, finora incapace di darsi strategie per uscirne e anche solo per arginarle, una città piena di risorse umane e sociali in cui le controtendenze e le esperienze migliori sono costrette sulla difensiva, a sopravvivere tra resistenza e innovazione, nell’ostilità di tutte le istituzioni rappresentative.

I due supereroi e i rispettivi sostenitori sono incoraggiati nel loro gioco distruttivo dal fatto che non si vede all’orizzonte un’opposizione democratica, sociale e politica coesa, che sia alternativa credibile allo s-governo del M5s e contemporaneamente argine ai venti di inciviltà che la Lega, dalle roccaforti del nord, è riuscita a esportare in tutto lo stivale. Per chi ama Roma il tempo di muoversi e di costruirla è adesso, prima di assistere ad altre puntate del nuovo saccheggio perpetrato dalle forze che compongono il governo gialloverde.

                                                      

                                                                                                                           * Andrea Catarci, Movimento civico

 

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