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Scisma, chi sono i lefebvriani: una confraternita è alle porte di Roma

Albano Laziale, castelli romani a pochi chilometri dal Vaticano, roccaforte della confraternità: qui celebrati i funerali di Priebke

Scisma, chi sono i lefebvriani: una confraternita è alle porte di Roma

I lefebvriani sfidano Roma dalle porte di Roma. Il movimento, che in questo giorno sta sfidando la Chiesa, ha una sede ad Albano Laziale, alle porte della Capitale dove, dal 1974, ha sede il Distretto italiano della Fraternità Sacerdotale San Pio X, il principale movimento del cattolicesimo tradizionalista fondato da mons. Marcel Lefebvre. Una presenza storica, quanto controversa all’interno del tessuto sociale.

Albano Laziale, roccaforte della Fraternità: qui i funerali di Priebke

Il priorato si trova ad Albano. La fraternità San Pio X, in via Trilussa, è da 50 anni il centro di gravità religioso dei fedeli, legati a una liturgia e a una formazione molto rigorosa, che ha consumato il primo strappo con il Vaticano in occasione del Concilio del 1960. Frattura mai veramente ricomposta e vissuta con riserbo dalla stessa comunità. Nel comune dei Castelli Romani la presenza è discreta, al limite del marginale. Non è comunque la prima volta che i Lefebvriani si ritrovano sulle prime pagine. Nel 2013, il priorato di Albano accetta di celebrare i funerali di Erich Priebke, ex ufficiale delle SS condannato per il suo ruolo nell’Eccidio delle Fosse Ardeatine, generando enormi polemiche e la condanna anche politica.

Una fede rigorosa, irriducibili conservatori distanti dalla Chiesa contemporanea

Il caso del funerale di Priebke fotografa una comunità dalla fede rigorosissima: la Fraternità di Albano ha concesso la cerimonia funebre perché, al di là dei peccati commessi, l’ufficiale nazista era stato battezzato e si era pentito dei suoi atti. Evento che ha lasciato in eredità nell’immaginario collettivo un tradizionalismo e una sensibilità lontani, al limite dell’incompatibile, con la Chiesa Contemporanea. La Fraternità Sacerdotale nata per iniziativa di Marcel Lefebvre, arcivescovo francese, missionario in Gabon, già vescovo in Senegal e tra i più duri oppositori del Concilio Vaticano II, tuttavia, non si è mai spostata di un centimetro dal perimetro dai loro paradigmi: la messa deve essere celebrata latino, no al dialogo aperto con le nuove religioni e in generale al “modernismo” considerato alla stregua di una deriva.

Scomuniche e Vaticano: lo strappo negli anni ‘60

Con queste premesse, la scomunica dei quattro, o scisma, non è del tutto inaspettato. Anche perché il primo strappo risale al Concilio Vaticano II quando Lefebvre contesta apertamente le riforme introdotte negli anni Sessanta, considerate un tradimento alla tradizione. Da questo sentimento nasce la Fraternità San Pio X, con sede a Écône, in Svizzera, definita dal fondatore come una “operazione di sopravvivenza” per la Chiesa. La seconda rottura è nel 1988, quando Giovanni Paolo II scomunica quattro vescovi consacrati senza il suo consenso. Dopo la morte del fondatore, nel 1991, il Vaticano tenta un riavvicinamento, prima con Benedetto XVI e poi con Francesco, ma neanche la concessione di Bergoglio (alla comunità è concesso poter confessare i fedeli) è ritenuta sufficiente. La questione era, è e resta squisitamente dottrinale e la riconciliazione definitiva con Roma dopo quanto accaduto nelle ultime ore a Écône, appare più lontana che mai.