Solamente ventiquattr’ore dopo l’occupazione dello scientifico di via delle Carine, la protesta si è allargata ad altri due istituti romani. Striscioni, fumogeni e slogan contro la “scuola caserma”.
Ieri Affaritaliani aveva raccontato l’occupazione del liceo Cavour chiedendosi se lo scientifico di via delle Carine sarebbe rimasto un caso isolato. La risposta è arrivata nel giro di ventiquattr’ore: l’effetto domino è già cominciato.
Mercoledì 7 ottobre sono stati occupati anche l’istituto Di Vittorio-Lattanzio, in via Teano, e il Tullio Levi Civita, in via Torre Annunziata. Striscioni alle finestre, fumogeni e, al Lattanzio, anche bandiere palestinesi: la protesta studentesca romana comincia così ad allargarsi e ad assumere i contorni di una mobilitazione cittadina.
“Fare come in Francia”
A rivendicare le nuove occupazioni è ancora il collettivo Osa Roma, che nei giorni scorsi aveva annunciato l’intenzione di portare la protesta in più istituti possibile. Lo slogan è ambizioso: “fare come in Francia”, trasformando le singole iniziative in una mobilitazione diffusa.
Nel mirino degli studenti ci sono sia le condizioni materiali degli edifici sia le politiche scolastiche del Governo, accusato dai collettivi di voler trasformare gli istituti in “caserme” e “palestre di precarietà”. Al Levi Civita viene denunciata in particolare la situazione del quinto piano, da tempo al centro delle proteste degli studenti.
Al Cavour la protesta blocca i lavori
Intanto al Cavour l’occupazione continua, tra assemblee e iniziative politiche. Ma dalla dirigenza arriva un richiamo molto concreto. Il preside Carlo Scognamiglio ha infatti segnalato che, al momento dell’occupazione, erano in corso lavori di messa in sicurezza di alcune aree dell’edificio. Interventi che sono stati sospesi dopo l’ingresso degli studenti. Un paradosso destinato a pesare: si occupa anche per chiedere scuole più sicure, ma l’occupazione rischia di fermare proprio i lavori necessari a renderle tali.
La preoccupazione del dirigente riguarda l’incolumità degli studenti, la tutela dell’edificio e il diritto allo studio. A questo punto il vero interrogativo non è più se il Cavour verrà imitato. È quante scuole romane decideranno di seguirlo.


