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Si allarga la veg-map della città: ristoranti e shop oltre le mura  

Oltre 2.300 possibilità di scelta per soddisfare filosofia e palato di vegetariani e vegani, non più solo nel centro storico. Roma ai primi posti

Si allarga la veg-map della città: ristoranti e shop oltre le mura  

Seppur non esista una vera e propria indagine ufficiale sul tema, la crescita dell’offerta gastronomica green friendly si allarga oltre le mura, in un evidente stato di costante crescita e trasformazione. Si contano, attualmente, oltre 2.300 possibilità di scelta per soddisfare filosofia e palato di vegetariani e vegani, non più solo nel centro storico. Ristoranti e fast food, negozi e botteghe con prelibatezze a chilometro zero, locali per cocktail e romantiche sale da tè per merende con dolci e bevande vegane.

A livello Europeo, Roma si mantiene ai vertici per quantità di opzioni

Il 7% della popolazione si dichiara vegetariano e la clientela che segue il regime alimentare vegano è stimata intorno al 2%.

Non solo una scelta etica, ma un obiettivo preciso, migliorare la salute in maniera più consapevole e sostenibile per l’ambiente

Il vegetariano/vegano medio si “incarna” nella fascia under 35 della popolazione, residente in città, in maggioranza appartenente ad un livello di cultura medio alto. Un mercato in crescita che ha richiesto l’apertura di nuovi punti green in tutta la città. Da quei primi pionieri della ristorazione romana – leader rimasti indiscussi per anni – aprono nuove attività di ristoro completamente vegetariane o vegane , anche nelle periferie. In aumento, il numero di quei ristoranti con cucina tradizionale che offrono menù e pietanze vegetariane. Si contano nella Capitale almeno una trentina di locali specializzati ed oltre duecento che hanno deciso di creare alternative verdi.

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Green food ante litteram, un regime obbligato ai tempi di Augusto

La dieta degli antichi romani – di cui ci è arrivata testimonianza – era per lo più vegetariana, con poche pietanze a base di carne, solo in rare e determinate occasioni. Sì, perché la carne era già un lusso ai tempi di Augusto, riservata a pochi, perché troppo costosa. Verdure crude o cotte, cereali macinati per realizzare piatti base, come farinata o polenta ante litteram ed una grande varietà di legumi. La cosiddetta dieta del legionario era, inizialmente, vegetariana, non perché dettata da una filosofia di pensiero, ma per via dei costi. La carne, nel menù a caratteri latini è arrivata dopo.

Roma e Milano, chi vince il match?

Sedersi a tavola a Roma sembrerebbe più conveniente rispetto a Milano, con una spesa pro-capite tra i 20 ed i 40 euro, se si sceglie un ristorante cosiddetto “medio”. Il prezzo si riferisce ad una cena veg che preveda un paio di portate scelte dal menù alla carta. Sale il costo – fino ad un massimo di 100 euro – in quei locali catalogati come ristoranti gourmet. Diversa la spesa a Milano, ma solo se la medesima cena viene consumata in un ristorante gourmet. La cifra appare più alta – circa 140 euro a persona – mentre resta in linea con Roma la fascia di spesa di una cena attovagliata in un ristorante medio.

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Prenotazioni e recensioni, navigazioni online dall’estero

Cresce il popolo del web anche in ambito di scelta del ristorante vegetariano. Sempre più prenotazioni online, soprattutto dagli stranieri in vacanza in città, che si orientano tra migliaia di recensioni ed un’infinita quantità di immagini di piatti creativi postati dai loro predecessori. Scontro di recensioni per lo più sui prezzi, non sulla qualità, con qualche polemica legata, in maggioranza, alle formule buffet ed ai tempi di attesa. I migliori apprezzamenti arrivano sull’utilizzo di prodotti stagionali, design delle portate ed atmosfera. Per i turisti, in particolare, determinante è la posizione strategica del locale, spesso consigliato dall’hotel dove soggiornano. Diminuisce la scelta di campo per soli vegetariani e vegani, mentre cresce la prenotazione del ristorante che offre anche piatti veg nel menù, a conferma di una città dove il green food registra un pubblico in aumento. La principale richiesta dei vacanzieri provenienti da altri paesi è quella di gustare piatti che affondano le radici nella tradizione classica italiana, anche se rivisitati: dai primi, ai dolci italiani famosi nel mondo, come, tiramisù vegani e crostate.

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Carbonara:tradizione o versione vegetale, nessuna delusione sul gusto

La tradizione romana costa mediamente meno di un primo in chiave vegetariana o vegana. Un piatto di pasta alla Carbonara, ad esempio, ha un costo medio sul menù di 14 euro, cifra che varia notevolmente in base alla categoria del locale: si passa, infatti dai 10 euro di trattorie e ristoranti low-cost del centro, a 30 ero (e più) dei locali con cucina gourmet e stellati. La differenza di prezzo è, di fatto, poco di più se lo stesso primo piatto viene reinterpretato in salsa veg: da una cifra di 12 euro ad un massimo di 20/25 euro. La vera differenza sta nella scelta delle materie prime utilizzate, in sostituzione al guanciale, senza perdere il gusto. Un commento a favore delle cucine alternative, a prescindere dal prezzo di questo o quel piatto, ci viene fornito da un esperta del settore, Daniela Colucci, giornalista Rai che cura e conduce da maggio dell’anno scorso Eat Parade, la rubrica del Tg2: “Al di là del prezzo, considerare tristi le cucine vegana, vegetariana e, persino, gluten free, è un vecchio cliché. Anzi, è un concetto superato. Le cucine alternative alla classica sono spesso sane, colorate, esaltate da cotture e spezie che rendono uova, legumi, formaggi buoni e saporiti”, sottolinea Colucci.  

Bio-strategia e formule ad hoc per pranzo e brunch

Spesa healthy e raw grazie a market interni ai luoghi di ristoro. Un’assoluta novità per il “popolo romano” – e non solo – che si reca al ristorante anche per acquistare direttamente spuntini, dolci e salati, formaggi, bevande e verdure di stagione. Resiste la consumazione al tavolo, ma cresce l’acquisto al ristorante di prodotti confezionati, naturalmente in box compostabili. Spuntano laboratori interni alle attività dove vengono creati prodotti con le medesime materie prime, le stesse del menù. Attratti da formule più convenienti – il prezzo fisso in alcuni giorni della settimana ed il calcolo della spesa in base al peso del piatto assemblato al buffet – i romani si orientano sempre più in maniera responsabile e determinata dall’aumento dei prezzi.