di Silvia Buoso
Mentre le sedi dei partiti politici sono sparite, gli spazi di aggregazione della Chiesa non aspettano altro che accogliere i cittadini per un ritorno alla politica militante. Nel segno dell’unità dei cattolici e del ritorno alla politica attiva in versione 2.0 va in archivio il modello della Democrazia Cristiana e arrivano i movimenti.
A suonare la sveglia è un volume di 60 pagine, una specie di manifesto-manuale, scritto da monsignor Mario Toso, Segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, nonché vescovo di Faenza, che segna la strada da percorrere per salvare il nostro Paese.
Nel suo breve saggio, dal titolo “Riappropriarsi della democrazia”, presentato martedì nella sala consiliare del Comune di Fiumicino, il Vescovo fa una riflessione lucida di quella che dovrebbe rappresentare la priorità per i cittadini di uno stato democratico, ovvero, abbattere la povertà riappropriandosi della propria identità sociale.
Un libro che, in appena 60 pagine, offre una panoramica esaustiva e dettagliata dell’attuale situazione politica europea e della profonda crisi che, il Paese, sta attraversando. Monsignor Toso indica come passo decisivo da compiere per riappropriarsi di una coscienza sociale il passaggio da una democrazia “a bassa intensità”, caratterizzata da alti tassi di povertà, diseguaglianze crescenti e una politica sempre più orientata verso il capitalismo finanziario, a una forma democratica “ad alta intensità”, ossia rappresentativa, partecipativa, più sociale ed inclusiva.
Nel libro viene fatta una critica feroce al neo liberismo e al neo capitalismo, colpevoli di mettere al centro della vita democratica dei parlamenti non più il popolo ma gli interessi finanziari. “Un’economia lasciata a se stessa, sregolata, non comandata dai popoli ma dalle lobby internazionali, condanna le future generazioni – spiega Monsignor Toso – bisogna recuperare il concetto di democrazia come stile di vita e rimettere il cittadino al centro della politica”.
L’obiettivo del libro è quello di risvegliare la coscienza del mondo cattolico, che deve imporre con decisione la sua presenza in ambito politico. Oggi, secondo il Vescovo, i cattolici ricoprono ruoli marginali, non più trainanti, con la conseguenza di aver perso incidenza sulle grandi decisioni politiche. “A fronte di un’irrilevanza crescente, il futuro movimento dei cattolici dovrà necessariamente essere più compatto, più incisivo – scrive il Vescovo di Faenza – più qualificato dal punto di vista culturale e politico, in vista non solo dell’elaborazione di un progetto di società condiviso, ma anche, mediante l’opera solerte di intellettuali di alto livello, di disegni di legge da sottoporre ai rappresentanti cattolici e ai parlamentari delle varie appartenenze, perché li accompagnino nel loro iter”.
All’incontro erano presenti Mario Baccini, presidente della Fondazione Foedus, Michela Califano, presidente del Consiglio comunale di Fiumicino, il professore Alberto Cava dell’istituto Paolo Baffi e il consigliere comuale Giovanna Onorati.



