La prima sezione della corte d’appello di Roma ha confermato la sentenza con la quale il gup Filippo Steidl, nel gennaio del 2014, ha inflitto 16 anni di reclusione a Luigi Preiti, il disoccupato di Rosarno che il 28 aprile 2013, giorno del giuramento del governo Letta, fece fuoco davanti a Palazzo Chigi ferendo alcuni carabinieri.
Preiti, presente in aula, era accusato di tentato omicidio plurimo, detenzione e porto abusivo di arma e di ricettazione. I sei colpi esplosi dalla sua beretta 7,65, scrisse il gup nella motivazione della condanna, furono “inequivocabilmente idonei ed univocamente diretti a procurare la morte dei carabinieri Giuseppe Giangrande, Francesco Negri, Delio Marco Murrighile e Lorenzo Di Marco”. Giangrande, in particolare, rimase a lungo in gravissime condizioni: Preiti gli sparo’ al capo da brevissima distanza colpendolo al collo. Il collegio d’appello, presieduto da Giovanni Masi, dopo aver bocciato la richiesta della difesa di disporre una perizia psichiatrica, ha condannato l’imputato alle spese di giudizio in favore dei militari feriti e del ministero della Difesa.
“I giudici hanno confermato la condanna a 16 anni di reclusione. Dunque va bene cosi’, sono soddisfatta. A Preiti io non ho proprio nulla da dire”. Cosi’ Martina Giangrande, figlia di Giuseppe, il carabiniere che per mesi e’ stato in gravissime condizioni di salute perche’ raggiunto al collo da un proiettile sparato dal disoccupato di Rosarno. “Le condizioni di mio papa’ sono stabili – ha detto la ragazza -, diciamo che lui sta abbastanza bene e possiamo dirci soddisfatti di questo risultato”.
