
La potenza del mito classico raccontata con linguaggio contemporaneo. Il sodalizio perfetto tra classicità e modernità torna dal 25 giugno al 18 luglio tra gli scavi di Ostia Antica. Dopo il successo delle oltre 11.000 presenze complessive registrate nella prima stagione, la kermesse dell’estate 2026 rimette al centro il Teatro di Roma, protagonista con un affasciante cartellone dal respiro internazionale. Una riprova che l’arte ed il teatro riescono a creare indotto e posti di lavoro e che Ostia non è soltanto polemiche e lidi chiusi.
Se l’apertura estiva del litorale romano rappresenta uno scatto deludente per i cittadini della Città Metropolitana – ancora chiuso, infatti, un terzo degli stabilimenti balneari a causa di sigilli, inagibilità e problemi legati alla burocrazia – il teatro del Parco Archeologico di Ostia Antica registra il sold out, confermandosi una realtà artistica motore di sviluppo culturale e aggregatore di energie creative. Un’opportunità di valorizzare il territorio metropolitano nel più ampio contesto nazionale, con una programmazione che prosegue lungo la linea della ricerca tragica, intesa come strumento vivo per esplorare tutte le diverse sfaccettature umane.
Saranno state le complessità e le sfide del nostro tempo portate in scena nel prezioso calendario – dalla tragedia di Euripide, alla commedia di Aristofane – ad aver suscitato un interesse sempre più crescente da parte di un pubblico alla ricerca di risposte concrete. Il dato è che la prima de Le Baccanti di Euripide con la regia di Theodoros Terzopoulos – in cartellone il 25 giugno, con replica il 26 – sottolinea il valore del progetto: posti esauriti da giorni, con tariffe per tutte le tasche (tra i 16 ed i 50 euro).
L’incontro tra tradizione e innovazione
Dalla tragedia greca, alla danza d’avanguardia; tradizione ed innovazione della scena contemporanea si incontrano – in questa edizione sottotitolata Il Senso del Passato – grazie alle creazioni di quattro maestri della scena nazionale e internazionale.
Si parte, appunto, con Le Baccanti diretto da Terzopoulos, vera e propria celebratio della radice dionisiaca: il grande maestro greco riporta in scena per la settima volta il testo di Euripide in cui Dioniso è l’archetipo del rifugiato e l’arte del teatro rappresenta un viaggio di esuli con continue trasformazioni. La messa in scena maestosa che spoglia la tragedia euripidea di ogni storicismo, trasformandola in un’esperienza metafisica e in un’urgente riflessione sull’archetipo dello “straniero”.
Si prosegue – nelle serate del 4 e 5 luglio – con la prima nazionale di Lysistrata con l’adattamento e regia di Asterios Peltekis. Si tratta di un’opera profondamente politica ed allo stesso tempo, profondamente umana, incentrata su quel momento in cui una società, stremata dalla sofferenza, cerca urgentemente un nuovo modo di organizzarsi. Non solo sulla guerra e sull’amore, questa dirompente ed attualissima commedia di Aristofane si proietta nello specchio dei conflitti moderni, trasformando lo storico “sciopero del sesso” in un atto di disobbedienza politica contro l’entropia della guerra.
Spiritualità ed estetica – confine tra limiti dell’uomo ed eternità dell’arte – nel Requiem(s) di Angelin Preljocaj dal 10 all’11 luglio. La coreografia di Preljocaj è un’architettura di corpi e bellezza che trasforma la ferita del lutto in inno alla vita. Un’intensa riflessione su memoria e perdita.
La manifestazione si chiude con l’Alcesti di Filippo Dini – 17 e 18 luglio – un invito ad indagare sull’amore, sull’ambiguità di questo sentimento, sul sacrificio, sulla morte, sempre inaccettabile. Per i filosofi, quest’opera rappresenta la prima meditazione sulla morte nella storia dell’Occidente. Vi è una sorta di soglia tra la vita e la morte e quest’opera ne offre una rilettura che scava nelle zone d’ombra del mito per scandagliare le implicazioni umane più profonde.
di Emilio Sturla Furnò

