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Spogliate al freddo e torturate. La violenza non è solo un film

Spogliate al freddo e torturate. La violenza non è solo un film
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Volti e storie in una prospettiva intima. In occasione della Giornata internazionale della donna il cinema L’Aquila proporrà per tutta la giornata documenti filmati sulla condizione femminile di ieri e oggi
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Soukaina ha vissuto 11 anni in una cella angusta: dopo il suo arresto, la figlia minore è morta di stenti perché nessuno poteva prendersi cura di lei, non aveva ancora compiuto un anno. Della sua prigionia Mina ricorda con orrore le ossessive minacce di stupro, e tutte le notti che le hanno fatto trascorrere nuda, in piedi, al freddo.
Sono solo alcune dei volti e delle storie di donne vittime di sparizioni forzate e torture, finite in prigioni segrete, fosse comuni, senza processi e nessuna giustizia. Il documentario della giornalista Emanuela Zuccalà e della fotografa Simona Ghizzoni “Solo per farti sapere che sono viva” vuole far luce sulla condizione del popolo saharawi con una prospettiva intima e femminile: l‘occasione è la Giornata internazionale della donna che il cinema L’Aquila dedica alla condizione femminile di ieri e di oggi.

Un occasione per assistere all’anteprima del documentario-denuncia di Emanuela Zuccalà e Simona Ghizzoni che ricostruiscono attraverso la testimonianza di dodici protagoniste, i loro diari e le fotografie, la storia del popolo Saharawi da una prospettiva intima e femminile, raccontando anche la violenze subita dalle donne nel Sahara Occidentale e nei campi profughi in Algeria.
Sono tante le storie drammatiche, come quella di Degja prelevata con la forza da casa sua e trascinata per 11 anni da una prigione all’altra nella febbrile attesa dell’interrogatorio e della tortura. O quella di Leila, una moderna Antigone, tormentata dall’impossibilità di dare sepoltura al cadavere del fratello Said, morto per le violenze subite nel dicembre del 2010. Ma il film ricostruisce anche il viaggio delle due autrici, che hanno sperimentato in prima persona l’ossessivo controllo marocchino nel territorio occupato e l’estrema miseria in cui versano i saharawi rifugiati.
Alle 16 verrà proiettato il cortometraggio “Nessuna che io conosca. Interni e arte femminista del Governo Vecchio” di Irene Iorno; con la voce di Manuela Fraire; alle 16.30 sarà la volta del mediometraggio “Giulia ha picchiato Filippo” di Francesca Archibugi, mentre alle 19 sarà la volta del documentario di Ghizzoni e Zuccalà. Alla proiezione del film seguirà una tavola rotonda con le autrici, la montatrice Aline Hervè e Fatima Mahfoud, rappresentante in Italia della Repubblica Araba Saharawi Democratica. Modera il dibattito la giornalista Raffaella Cosentino.

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