Il popolarissimo programma satirico di Antonio Ricci sarebbe vicino all’addio. Ma la vera notizia è un’altra: rischia di sparire uno degli ultimi format capaci di prendere in giro tutti, perfino il padrone di casa.
Le parole di Pier Silvio Berlusconi sono state morbide come si conviene ai funerali televisivi: «Stiamo facendo tutte le valutazioni del caso». Traduzione dal politichese aziendale: preparate i fazzoletti. Secondo quanto anticipato da Giuseppe Candela su Dagospia, Striscia la Notizia sarebbe ormai a un passo dalla cancellazione dopo 38 anni di onorata carriera. Un’era geologica, se valutata in ottica televisiva. Praticamente è sopravvissuta alla Prima Repubblica, ai videoregistratori, ai telefonini con l’antenna e persino a Twitter, che nel frattempo è diventato X.
La trasmissione che ha insegnato alla tv a prendersi in giro
Liquidare tutto con la solita sentenza – “gli ascolti sono calati” – sarebbe ingeneroso. Striscia non è stata soltanto una trasmissione di successo: è stata una delle poche vere invenzioni della televisione italiana. Quando Antonio Ricci la lanciò nel 1988, il confine tra informazione e intrattenimento era ancora sorvegliato dalla polizia di frontiera. Lui lo abbatté con il sorriso.
Telecamere nascoste, inchieste popolari, tormentoni, inviati scatenati, satira, denuncia e spettacolo finirono nello stesso frullatore. Oggi sembrano ingredienti scontati, ma allora erano rivoluzionari. Come spesso accade ai pionieri, il destino di Striscia è stato quello di essere copiata da tutti. Con risultati, nella maggior parte dei casi, decisamente meno brillanti.
Il programma che osava fare le pulci anche a casa propria
Il capolavoro di Ricci, però, non è stato soltanto inventare un linguaggio televisivo nuovo. È stato costruire un programma che, almeno nella percezione del pubblico, non aveva parenti da difendere. Striscia distribuiva tapiri a destra e a sinistra senza chiedere la tessera di partito e, soprattutto, non esitava a mettere il naso anche dentro casa Mediaset. Negli anni il tg satirico ha dedicato servizi alla stessa azienda che lo mandava in onda e non ha risparmiato nemmeno i governi guidati da Silvio Berlusconi. Un piccolo miracolo televisivo: riuscire a sembrare super partes stando comodamente seduti nel salotto del padrone. Piaccia o no, è stata proprio questa apparente libertà a costruire gran parte della credibilità del programma.
Da Drive In al Gabibbo, dagli inviati ai tormentoni, Antonio Ricci ha dimostrato più volte di saper anticipare il futuro. Molti meccanismi che oggi dominano i social – il ritmo forsennato, i video brevi, l’assurdo quotidiano trasformato in spettacolo – lui li aveva messi in televisione quando Mark Zuckerberg era ancora alle prese con i compiti in classe di matematica.
Oggi il pubblico preferisce Samira alle veline
È possibile che il pubblico del 2026 preferisca i quiz ai tapiri e che La Ruota della Fortuna rappresenti meglio i nuovi gusti dell’access prime time. Succede, la televisione com’è normale che sua cambia pelle. Ma se davvero Striscia la Notizia dovesse chiudere, non uscirebbe di scena soltanto un programma storico. Se ne andrebbe uno degli ultimi autori capaci di inventare davvero la televisione invece di limitarsi ad inseguire gli algoritmi. E, ironia della sorte, l’ultimo Tapiro potrebbe finire proprio davanti all’ingresso di Cologno Monzese.

