Nel 2010 sono stati oltre 570.000 gli svedesi in Italia, di questi circa 100.000 a Roma. Numeri assai significativi su una popolazione svedese di circa 9,5 milioni di persone distribuiti su un territorio grande come tre volte l’Italia. Ma il turismo non è l’unico legame, il pacchetto commerciale vale oltre 7Mld di euro ed è ricco di tecnologia e non solo di legno. Un Paese che in realtà è molto fuori dai nostri luoghi comuni
di Marcello Aranci
Poco meno di meno di 2700 chilometri dividono l’Italia dalla Svezia, ma tra i due paesi tradizionalmente c’è un feeling straordinario e lo racconta ad Affaritaliani.it Ruth Jacoby, Ambasciatore del Regno di Svezia che in realtà è tornata in Italia dopo averci trascorso l’infanzia e i primi anni dell’adolescenza: “Sono cresciuta a Roma, perché mio padre era un funzionario della FAO, quindi fino a 16 anni sono cresciuta nel quartiere San Giovanni a via Latina, ed ho ancora nel cuore le passeggiate e i giochi da bambina al Parco della Caffarella. Certo, poi sono stata lontano dall’Italia quasi 40 anni eppure, sarà la magia della città o il ricordo di un’infanzia bellissima, ho un’immagine meravigliosa di Roma, che probabilmente è cambiata moltissimo ma ha mantenuto lo stesso cuore e la stessa accoglienza, nella quale anche io oggi mi ritrovo.”
Parla con grande emozione di Roma e con altrettanta professionalità, unita a un italiano impeccabile. Racconta il legame forte che c’è tra i due Paesi: “Italia e Svezia sono molto legate tra di loro e lontano dagli stereotipi che siamo abituati ad ascoltare. Il turismo è cresciuto notevolmente in questi anni, nonostante una crisi importante che ha toccato l’Europa e non ha risparmiato nessuno, ma l’avvento delle compagnie aeree Low Cost, paradossalmente, ha generato un turismo High Quality, in entrambe le direzioni. Circa mezzo milione di svedesi ogni anno vengono in Italia e di questi circa 100 mila vengono a Roma, meta sicuramente ancora ambitissima, ma gli altri 400 mila girano l’Italia alla scoperta non solo di bellezze antiche e naturalistiche, ma perché attratti dalla cultura italiana nella sua accezione più larga, dallo stile di vita, al cinema, alla cucina, ai percorsi enogastronomici in generale. C’è anche una tradizione antichissima di interesse culturale che possiamo trovare già mezzo secolo fa con il Re Gustavo VI Adolfo, insigne archeologo e profondo studioso di etruscologia che ha passato molto tempo a studiare in Italia. Ma lo scambio è anche verso la Svezia. Solo i residenti fissi sono circa 15 mila, cui si aggiungono circa 300 mila italiani che ogni anno vengono in Svezia, alcuni per lavoro, in realtà una piccolissima parte, anche se abbiamo multinazionali che hanno una forte penetrazione in Italia con pure una larga fetta di management italiano, ma la maggior parte sono giovani o giovani famiglie che vengono nel nostro Paese per conoscerci, affascinati dal nostro welfare e dalla nostra società molto moderna, così come dai paesaggi naturalistici che non hanno eguali”.
Il welfare e le modalità sociali svedesi probabilmente sono un traguardo per molti paesi europei. Sfogliando la loro guida della Svezia presa dal sito ufficiale http://www.visitsweden.com/svezia/ si scopre come in effetti il nostro Paese abbia ancora molto da imparare, soprattutto riguardo alla salvaguardia della diversità, ma l’ambasciatore ci tiene a precisare: “Siamo un Paese moderno, ma soprattutto giovane, che è attento a tutte le minoranze e alla diversità, rivendichiamo con orgoglio di essere una nazione gay friendly ma siamo una nazione che presta moltissima attenzione a tutto, come ad esempio alle donne ed alle pari opportunità. Per questo abbiamo una nazione dove la crescita demografica è ancora viva e siamo uno Stato che aiuta le giovani coppie che vogliono costruire una famiglia. Siamo probabilmente uno dei paesi più children friendly del mondo, il nostro obbiettivo è avere una comunità che cresce in armonia, i bambini rappresentano il nostro migliore investimento sul futuro. In questa mia esperienza devo dire che ho trovato un grande interesse dell’Italia proprio verso le politiche di sostegno all’infanzia”.
Ma lo scambio non è solo turistico e culturale, la bilancia commerciale tra i due Paesi vale 7 MLD di euro ed è quasi alla pari con una Svezia che esporta prevalentemente macchinari e tecnologia, ma anche materie prime come ferro e carta. Molti marchi svedesi sono entrati nella nostra vita quotidiana cambiando le nostre abitudini, dall’arredamento alla telefonia, alle automobili: Oggi la Svezia è colpita come tutta l’Europa dalla crisi, ma sembra resistere meglio di tanti altri Paesi, alcuni maligni sostengono che sia dovuto al fatto di non essere entrati nell’Euro ma l’ambasciatore Jacoby ci tiene a precisare: “La capacità di tenuta della Svezia rispetto a alla crisi è dovuta sostanzialmente al fatto che, forti della crisi precedente degli Anni ’90, avevamo già intrapreso un percorso di riforme strutturali e messo in atto una serie di politiche di riduzione del debito ed al tempo stesso di crescita che ci hanno permesso di attraversare questa tempesta mantenendo il timone della nave dritto e soffrendo un po’ meno di altri Paesi. Abbiamo investito nella formazione, il 98 % dei nostri giovani ha finito le scuole superiori e oltre il 30% ha finito l’università. Abbiamo investito nell’economia green, nella sostenibilità e questo ci ha permesso anche di attrarre investimenti di multinazionali straniere e di pianificare lo sviluppo e l’occupazione per i nostri giovani in una stagione che ha segnato, in ogni caso, difficoltà per tutti.”
Conclude l’Ambasciatore con una grande gesto di sincera umiltà: “Non vogliamo assolutamente porci a modello di nessuno, siamo un Paese che ha fatto i suoi errori e che sta cercando la sua strada con un impegno straordinario e una grande tensione morale al miglioramento, non abbiamo soluzioni da vendere ma solo strade da percorrere con un grande senso di appartenenza ad una comunità non solo svedese ma sempre più europea”.

