Sul palcoscenico del Teatro dell’Opera di Roma viene rappresentata una tragedia che racconta di congiure, di intrighi e complotti: ma non è una messa in scena ma la vera e propria realtà. All’ordine del giorno della riunione del consiglio di amministrazione di martedì 29 c’è la liquidazione coatta della fondazione che gestisce il teatro lirico. In poche parole il fallimento, un fatto mai accaduto in Italia dal dopoguerra ad oggi. Nella prospettiva del sovrintendente Carlo Fuortes la nomina di un commissario che decida sul processo di liquidazione dei beni e delle risorse.
Fials e Cgil vorrebbero annullare l’accordo fatto con Cisl e Uil l’8 luglio scorso che ha sbloccato lo stanziamento di 5 dei 25 milioni di finanziamenti stabiliti dalla legge 112. Una richiesta ritenuta dallo stesso Fuortes come “irricevibile”.
“Un passo della cronaca di una morte annunciata” dichiara il segretario generale della UILCOM Lazio, Alessandro Cucchi. “Le responsabilità sono chiarissime – prosegue – Alcuni sindacati che rappresentano la minoranza degli iscritti del teatro hanno prima fiancheggiato una gestione che ha causato il pauroso dissesto e poi dimostrato preconcetta avversione nei confronti di chi era stato chiamato a salvare l’Opera dal baratro. Di fronte allo sforzo della maggioranza dei lavoratori e di chi li rappresenta per affrontare gli accordi necessari all’inversione del trend e all’accesso ai fondi previsti dalla legge Bray, di fronte all’impegno per garantire a tutti i lavoratori i livelli salariali conseguiti, di fronte alla ricerca di razionalizzazione dei costi a partire da un robusto sfoltimento dei contratti di collaborazione, c’è chi ha detto no. Prima al tavolo, poi con un’incomprensibile raffica di scioperi che hanno causato ulteriori danni sia all’immagine che alle casse del teatro”.
Sotto accusa la sospensione degli spettacoli lo scorso 14 luglio: su quella manifestazione pende una richiesta di risarcimento di 63 mila euro alle sigle sindacali. In questo clima l’assemblea dei soci si riunirà martedì prossimo e solo allora si capirà se il prestigioso sipario della lirica romana sarà messo in liquidazione coatta.



