Tra ex volti televisivi, egocentrici cronici e aspiranti celebrità, il nuovo format di Prime Video rischia di trasformarsi in una sfilata di notorietà senza talento
Ce li avevano presentati come le nuove divinità dello show business italiano, le stelle definitive della televisione popolare, volti destinati a monopolizzare social network, copertine e chiacchiere da salotto. E invece, sono bastati pochi minuti di The 50 Italia per ritrovarsi di fronte all’ennesimo catalogo di celebrità a cui, di celebre, è rimasto ben poco o addirittura niente. Questa volta il contenitore è quello di Prime Video, colosso dello streaming che, evidentemente, ha deciso di puntare su una formula già ampiamente collaudata dalla televisione generalista: riesumare personaggi più o meno dimenticati e riproporli come se il pubblico ne sentisse la mancanza.
Aveva ragione l’inarrivabile Andy Warhol quando sosteneva che «nel futuro tutti saranno famosi per quindici minuti». Ciò che probabilmente non aveva previsto è che qualcuno sarebbe riuscito a spremere quegli stessi quindici minuti fino all’ultima goccia.
Un cast tutto da riformulare
Tra influencer che scambiano il numero dei follower per esperienza professionale, ex concorrenti del Grande Fratello convinti di essere icone generazionali e personaggi diventati famosi quasi per caso che continuano a sopravvivere grazie all’indignazione dello stesso pubblico che li critica, il cast di The 50 Italia assomiglia, a mio avviso, a uno di quei reboot contemporanei che nessuno aveva realmente richiesto. Così ci ritroviamo ad assistere ai deliri di onnipotenza di Paola Caruso, alle uscite sopra le righe, talvolta divertenti, talvolta meno, di Floriana Secondi, e all’ennesima occasione concessa a Antonella Elia, per non parlare del tentativo di Federico Fashion Style di sottrarsi all’anonimato in cui sembrava essere precipitato, e così via.
Il vero problema, tuttavia, non è nemmeno il programma. Anzi, nel suo caos da circo televisivo, The 50 Italia possiede persino un certo potenziale: ritmo, dinamiche e quel grado di imprevedibilità che potrebbe renderlo un discreto successo.
La questione è un’altra. Di fronte a un raduno tanto eterogeneo di cinquanta divi, divine e presunti tali, con almeno la metà dei partecipanti sconosciuta perfino al corriere che consegna loro i pacchi sotto casa, viene spontaneo chiedersi chi sia stato ad avere il coraggio di selezionare un cast simile. Perché se questo dovrebbe rappresentare il meglio che il sottobosco dello spettacolo italiano è oggi in grado di offrire, allora forse il problema non è The 50 Italia. Il problema è che abbiamo smesso da tempo di distinguere tra notorietà e talento e il risultato è sotto gli occhi di tutti: cinquanta concorrenti, milioni di follower e sempre meno veri protagonisti.

