In questi ultimi tempi molti si interrogano su quale sia l’essenza della democrazia americana. A tale riguardo, delle chiavi di lettura possono essere trovate in un editoriale di Sabino Cassese intitolato America, la nostra illusione pubblicato sul Corriere della Sera il 29 agosto 2026 nonché nel libro di Massimo Teodori intitolato Maledetti Americani edito da Mondadori.
Allargando le fonti di riferimento ai prodotti audiovisivi, degli spunti funzionali a meglio comprendere la democrazia americana, storicamente il principale tratto identitario degli Stati Uniti d’America, possono essere colti nella docu-serie storica e politica The American Experiment (2026, 5 episodi, circa 60 min. cadauno) disponibile su Netflix. La serie, fra i cui produttori spicca Tom Hanks, è stata diffusa quest’anno per il 250° anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza del 4 luglio 1776.
Dalla Dichiarazione d’Indipendenza alla nascita della Costituzione americana
The American Experiment ripercorre la genesi della democrazia statunitense attraverso una narrazione per immagini basata su, tra l’altro, ricostruzioni storiche, manoscritti, materiali d’archivio e disegni; nonché una narrazione orale avvalendosi di dichiarazioni e testimonianze rese, fra l’altro, da esponenti politici apicali, quali ex vicepresidenti e senatori, professori di storia, ex giudici della Corte Suprema e scrittori.

Il racconto avanza in modo lineare e ha un passo narrativo misurato, quindi consente una visione ottimale e idonea ad assorbire i fatti rappresentati.
La docu-serie rappresenta, in maniera assai dettagliata, gli eventi che sfociarono nella Dichiarazione d’Indipendenza, la successiva rivoluzione americana nella quale le truppe francesi supportarono gli americani in maniera decisiva, il Trattato di Pace del 1783, i confronti dialettici, anche accesi, fra i Padri Fondatori in occasione della Convenzione di Philadelphia nella quale fu redatta la Costituzione, il processo di ratifica della Costituzione da parte dei singoli Stati a tratti lacerante, l’approvazione della Carta dei Diritti nell’ambito della quale vennero fissate le libertà irrinunciabili, anche religiose, degli individui ed, infine, la nomina di George Washington quale Presidente.
I Padri Fondatori, il pragmatismo e le contraddizioni della società americana
In questa ricostruzione storica, emergono molteplici profili che possono contribuire a meglio comprendere gli Stati Uniti d’America e la democrazia americana.
Per cominciare, il ruolo propulsivo e visionario che allora ebbero le ex colonie britanniche. Fattore che spiega le differenze di stili di vita e di partecipazione al dibattito politico tutt’oggi esistenti fra le persone che vivono negli Stati che si affacciano sulla costa orientale e quelle che vivono nelle vaste pianure interne.
Vengono tratteggiate le biografie dei Padri Fondatori (fra gli altri, George Washington, Thomas Jefferson, Benjamin Franklin e Alexander Hamilton) e molti di loro coniugavano un pensare illuminato ad un interesse per gli affari. Da qui il pragmatismo che da sempre indirizza le scelte degli americani.
Mentre la Dichiarazione d’Indipendenza professava uguaglianza e libertà, nel contempo i neri che lavoravano per lo più nelle piantagioni erano degli schiavi di proprietà dei bianchi; i secondi disponevano della vita dei primi. Nell’ambito della scrittura della Costituzione, sul tema della schiavitù si trovò, dopo non brevi scontri dialettici, un compromesso. La contraddizione, quindi, come profilo che contraddistingue sin dall’origine il popolo americano.
Al momento del varo della Costituzione, i singoli Stati erano pesantemente indebitati anche per via delle lunghe guerre combattute e venne strutturato un meccanismo di assorbimento dei debiti dei singoli Stati a livello federale con emissione di consistenti prestiti obbligazionari. Dunque, l’indebitamento come elemento strutturale della società americana.
Nel progettare l’architettura politico-costituzionale, il paradigma “Dio, Sovrano, Monarca”, che allora era tipico negli Stati europei, non venne proprio preso in considerazione dai Padri Fondatori. Peraltro, già nel periodo successivo alla guerra d’indipendenza George Washington rifiutò di diventare re. Ne deriva che la democrazia americana è nata su un principio indefettibile: i diritti fondamentali appartengono all’individuo, non ad un sovrano ovvero ad aristocrazie ereditarie.
In quest’ottica, avere redatto la Costituzione è stata un’impresa straordinaria ed eccezionale. Unica. Avere ratificato ed adottato la Costituzione – senza avere la certezza che potesse funzionare, da qui l’esperimento americano – è stato un atto coraggioso e di un ottimismo senza confini.
La democrazia americana di fronte alle sfide del futuro
Considerato che la democrazia è ancora oggi un’eccezione nel mondo, la Costituzione, come poi emendata nel tempo, rappresenta un punto di riferimento. Nondimeno, attualmente la democrazia americana deve fronteggiare una sfida identitaria: riuscirà a rimanere fedele allo spirito ed agli ideali che hanno ispirato i Padri Fondatori di fronte agli epocali cambiamenti in corso e recati, in ultima analisi, dall’innovazione tecnologica?
Nel complesso, The American Experiment è una docuserie di spessore ed un prodotto che non capita spesso di incrociare quando si esplorano i contenuti offerti da Netflix. A volte, si ha la sensazione che le dichiarazioni e testimonianze siano più che altro un atto dovuto, nondimeno, conferiscono al prodotto varietà, empatia e ritmo. Consigliato a chi, per comprendere meglio la democrazia americana, voglia approfondirne la genesi.
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