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Truffe, usura e macchine di lusso. Preso l’imprenditore delle cosche

Truffe, usura e macchine di lusso. Preso l’imprenditore delle cosche
Socio in loschi affari con un componente della banda della Magliana e con i Casamonica, reinvestiva i proventi delle attività illecite nel settore turistico, agevolando il clan malavitoso calabrese dei Muto di Cetrano. Con queste accuse è stato arrestato Pasquale Capano assieme alla moglie e al cognato. Gli inquirenti hanno trovato nel suo computer una lettera in cui definiva l’affiliazione alla ‘ndrangheta “una scelta di vita”. Aveva a disposizione due Ferrari, hummer e auto di lusso. IL VIDEO

La Guardia di Finanza ha arrestato Pasquale Capano, noto imprenditore calabrese residente a Roma ed accusato di presunti legami con la ‘ndrangheta e ambienti della criminalità capitolina, come il Clan della Magliana o dei Casamonica. Capano, secondo gli investigatori, avrebbe effettuato alcuni investimenti nel settore turistico immobiliare, attraverso società intestate a presunti prestanome, e così facendo agevolando indirettamente la cosca dei Muto di Cetrato, nel cosentino.
L’imprenditore poteva muoversi addirittura con un passaporto diplomatico ed era in contatto con personaggi di spicco della criminalità romana quali il noto Enrico Terribile conosciuto alle cronache giudiziarie della Capitale per i suoi trascorsi di usuraio e vicino al più noto Enrico Nicoletti, cassiere della Banda della Magliana: entrambi coinvolti in diverse indagini per i delitti di usura ed estorsione. Capuano poteva inoltre avvalersi nella compagnia d’affari anche di Luciano Casamonica, altro elemento di spicco della malavita romana e responsabile di specifiche condotte usuraie.

Nell’operazione denominata “Hummer 2” sono stati posti agli arresti domiciliari sia la moglie che il cognato di Capano: a marzo scorso, il Gico del Nucleo di polizia tributaria coordinato dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma, aveva sottoposto a sequestro preventivo un’azienda in una nota località turistica lucana, ritenuta di fatto riconducibile all’imprenditore, ed operante nel settore agricolo-zootecnico.
Proprio durante una perquisizione in un computer gli inquirenti avevano ritrovato una lettera ad un pregiudicato che gli inquirenti descrivono come una vera e propria lezione di codice mafioso e che conterrebbe inoltre alcune considerazioni sull’affiliazione ‘ndranghetista, descritta come “una scelta di vita” e non solo un’opportunità di business.   

IL TESTO DELLA LETTERA
“La prima cosa che mi è stata spiegata nelle prime frequentazioni di alcuni ambienti – sarebbe scritto nella missiva – è stata la differenza fra concetto di amicizia e fratellanza… infatti l’amicizia è espressione di una frequentazione abituale, la fratellanza rappresenta un legame”. “… E’ proprio su questo principio (fondamento della filosofia massonica) che è stato concepito il ‘rituale iniziatico’ di accettazione ed ingresso nella ‘sacra famiglia e onorata societa’, radicato nella storia antica della nostra terra d’origine”. “Il tempo ha dato ragione agli uomini d’onore di una volta, che – continua la lettera di Capano – consideravano l’onorata società pari alla sacra famiglia, non come opportunità affaristica ma come scelta di vita che imponeva regole basate sul principio dell’onorabilità e della fratellanza”.  Secondo le Fiamme gialle, Capano sarebbe proprio un “soggetto ‘vicino’ all’organizzazione ‘ndranghetista investigata, operativa nella zona di Roma, potendo peraltro muoversi addirittura con un passaporto diplomatico; in contatto con personaggi di spicco della criminalità romana quali Enrico Terribile, vicino al più noto Enrico Nicoletti, entrambi coinvolti in diverse indagini per usura ed estorsione; in affari e responsabile di specifiche condotte usuraie insieme a Luciano Casamonica, altro personaggio di spicco della mala capitolina”..