Sara Panuccio e Francesca Colonnello, due studentesse quattordicenni della scuola “Anna Magnani” di Roma, il 20 aprile del 2010 erano in gita scolastica sull’isola di Ventotene quando due metri cubi di roccia e tufo caduti da un’altezza di massimo sei metri, le hanno centrate in pieno, uccidendole mentre si trovavano sulla spiaggia di Cala Rossano.
Di una maledetta fatalità raccontarono i soccorritori che si trovano sull’isola, aggiungendo che il materiale staccatosi dal costone di roccia è ben poco e sarebbe bastato che le ragazze fossero una decina di metri più in là e non sarebbe accaduto nulla. Su quella stessa spiaggia appena un anno prima era stata messa in sicurezza la parete rocciosa da cui si è staccato il costone che ha travolto e ucciso le due ragazze romane. Il sindaco Giuseppe Assenso all’epoca affermò che non era possibile prevedere la tragedia, ora il tribunale di Terracina lo ha condannato a due anni e quattro mesi insieme al tecnico comunale Pasquale Romano. Il giudice del tribunale di Terracina Carla Minichetti, ha deciso per gli altri due imputati, il responsabile del genio civile Luciano Pizzuti, e l’ex sindaco Vito Biondo, un anno e dieci mesi, escludendo la cooperazione colposa e riconoscendo le attenuanti generiche.
Nel Lazio, secondo i geologi, sono oltre il 98% i Comuni che presentano nel proprio territorio aree a rischio frane o alluvioni, ma tra questi soltanto il 20% svolge un lavoro complessivamente positivo di mitigazione del rischio idrogeologico.
