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Un consigliere del Pd dà della “ciociara” alla Meloni. Cicerone si rivolta nella tomba, De Sica pure

“Ciociara” non è un insulto. Ma un consigliere del Pd, per evitare equivoci, tiene a precisare che lo sta usando in senso dispregiativo. Quando persino un’offesa ha bisogno delle istruzioni per l’uso, il problema non è la geografia

Un consigliere del Pd dà della “ciociara” alla Meloni. Cicerone si rivolta nella tomba, De Sica pure

A Pontedera si tenta di colpire la presidente del Consiglio tirando in ballo la Ciociaria. Lei ribalta l’accusa e rivendica l’orgoglio di una terra che ha dato i natali a Cicerone e Mastroianni. La politica italiana scopre il campanilismo come arma impropria.

Sembra che la politica italiana abbia esaurito gli insulti e adesso passi a consultare l’atlante geografico. Ultima frontiera della polemica: dare della ciociara a Giorgia Meloni. Non proprio un’offesa devastante, considerando che da quelle parti sono nati Cicerone, Marcello Mastroianni e Nino Manfredi. Ma evidentemente a Pontedera qualcuno aveva terminato le munizioni.

Il Pd inventa l’insulto con le istruzioni per l’uso: “Ciociara, ma in senso dispregiativo”

Il protagonista è Floriano Della Bella, consigliere comunale del Pd che, durante una seduta dell’assemblea cittadina, ha definito la premier “ciociara, nella maniera più dispregiativa”. ll paradosso divertente è proprio questo: un politico che deve specificare l’utilizzo di un termine in senso dispregiativo perché, senza quella precisazione, l’insulto non funzionerebbe. Il tutto nel corso di una polemica sull’utilizzo di Bella ciao, trasformata dalla Meloni in Bollo ciao. Il presidente dell’aula lo ha richiamato a un linguaggio più appropriato.

Dalla Garbatella alla Ciociaria, il grande viaggio degli insulti

La Meloni, cresciuta alla Garbatella, vanta ormai una collezione di soprannomi degna di un’enciclopedia delle cattive maniere. Borgatara, pesciarola, ortolana: manca soltanto un insulto al casellante e il repertorio delle professioni è completo. Stavolta, però, la premier risponde rivendicando l’onore ciociaro: “Sono orgogliosa di essere definita ciociara”. Poi sfodera un catalogo di personaggi illustri, da San Tommaso d’Aquino a Vittorio De Sica (che con La ciociara nel 1962 vinse pure l’Oscar come miglior film straniero), concludendo con un sonoro e nazionalpopolare “Viva la Ciociaria!”.

Mezzo milione di ciociari e una gaffe tutta toscana

Secondo Meloni, quel riferimento dispregiativo finisce per mortificare quasi mezzo milione di italiani. Un’interpretazione politicamente conveniente, certo, ma l’uscita del consigliere offre alla premier un assist davvero generoso. Resta solo un interrogativo: se “ciociara” diventa un insulto, cosa succederà quando qualcuno darà del maremmano, del salentino o del bergamasco a un avversario?

Dalla regione Rocca risponde così

Pronta la reazione del presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca: “Considero inaccettabile che l’appartenenza a questa terra venga utilizzata per denigrare una persona. La Ciociaria ha contribuito a scrivere la storia culturale e civile dell’Italia e continua ad arricchire il nostro Paese attraverso il lavoro, le capacità e l’impegno dei suoi cittadini. È un patrimonio del quale siamo orgogliosi e che merita rispetto. Il confronto politico può essere anche aspro, ma non può scadere nel disprezzo delle persone e delle loro origini. A maggior ragione in un’aula consiliare, dove chi prende la parola rappresenta un’istituzione. Mi aspetto che il Partito democratico prenda chiaramente le distanze da queste espressioni e che arrivino le scuse alla presidente Meloni e ai cittadini della Ciociaria”. In attesa che la politica torni a discutere di problemi veri, un risultato appare acquisito: la Ciociaria ha ottenuto una pubblicità nazionale gratuita. E il Pd di Pontedera ha scoperto che per attaccare il governo serve qualcosa di più di una cartina geografica.