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C’è la crisi economica e non ho niente da mettermi

Lo spread che torna a salire, la benzina a prezzi folli, l’inflazione che galoppa, i salari fermi al palo: possibile che l’urgenza sia solo quella della legge elettorale?

C’è la crisi economica e non ho niente da mettermi

Il commento

L’Europa ribolle, la Francia brucia e la Spagna non sta bene. L’Italia sonnecchia solo perché tipicamente i nostri concittadini non sono inclini alle proteste di piazza da almeno 40 anni. Ma attenzione, però, perché a furia di far finta di non vedere quello che sta succedendo prima o poi si rischia di tornare ai forconi. Gli indicatori ci sono tutti e anche i bambini lo capiscono: i prezzi della benzina sono fuori controllo. Colpa di Donald Trump? Eccome, e le elezioni di Midterm – si spera – saranno lì a inchiodarlo alle sue responsabilità. Ma intanto qualcosa bisogna fare e i palliativi tipo accise mobili, price cap e via dicendo rimandano solo il problema. Che cosa fare? Intanto, eliminare definitivamente alcune accise assurde che ancora rimangono nella composizione del prezzo finale alla pompa di benzina. Poi: piani di mobilità intelligente, corsie riservate per il car-pooling come avviene da un decennio in California, parcheggi gratis per chi entra in centro città con almeno tre passeggeri a bordo e tariffe triplicate per chi viaggia da solo.

Ma intanto arrivano altri segnali d’allarme: lo spread ha ripreso a correre, flirta con quota 120 e tra pochi giorni ci saranno due aste di Btp da segnare con il circolino rosso: una emissione di buoni a medio-lungo termine e una nuova edizione del Btp Valore. Che tassi saranno applicati? Ahimè, la sensazione è che saranno ben più alti del passato. Chi scrive sa che è probabile che verrà inserito di diritto nel gruppo dei “gufi” o, peggio ancora, di quelli che propugnano il “tanto peggio tanto meglio”. Falso, ma fa parte del gioco delle parti.

La Borsa, che ha segnato record su record, ora flette. Ha perso oltre 4.000 punti dai massimi e la sensazione è che i mercati inizino a scontare una possibile crisi economica che inizia a farsi sentire. I dati sul pil non devono ingannare: i salari fermi al palo, l’inflazione tornata a crescere, il potere d’acquisto eroso, le aziende che pagano le bollette più care d’Europa, un tasso di produttività per ora lavorata tra i più bassi d’Europa, un mercato del lavoro che assume ma a condizioni complesse. Insomma, gli ingredienti per il disastro ci sono tutti e se la tensione internazionale dovesse continuare a restare così alta (e non si vede al momento una possibile soluzione) si apparecchierebbe la tavola per una stagnazione, per non dire recessione.

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Eppure, nessuno ne parla. Nessuno dice che la legge di Bilancio che andrà approvata sarà per forza di cose “drogata” dalla campagna elettorale imminente. Ma attenzione: la Manovra 2028, la prima del nuovo governo, sarà da lacrime e sangue. Insomma, dopo la grande moratoria post-Covid, in cui l’Europa ha saputo farsi soggetto unico per reggere le temperie anche in Ucraina, ora l’affermarsi di istanze nazionaliste, sovraniste e populiste rischia di cancellare quanto fatto in questi anni. Occhio, quindi, a quello che potrebbe succedere.

I partiti politici di maggioranza e opposizione si scannano: i primi sulla data delle elezioni e sulla legge che dovrà governare le consultazioni prossime venture; i secondi su primarie, programmi e papi stranieri. Una pena che si riflette anche a livello locale, con Milano ostaggio di una guerra tra bande che non risparmia né la destra né la sinistra. In tutto ciò, ci fosse uno che abbia affrontato in maniera sincera ciò che ci attende. Un peccato, perché quando inizieremo a ballare – e lo faremo, c’è da scommetterlo – avremo una cittadinanza stanca, prostrata e impoverita. Per carità, Weimar è lontana, ma…