Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Roma » Un cuore grande in un corpo di appena un chilo: al Bambino Gesù l’intervento che sfida i limiti della medicina

Un cuore grande in un corpo di appena un chilo: al Bambino Gesù l’intervento che sfida i limiti della medicina

Un neonato prematuro di appena un chilo, affetto da una grave cardiopatia, è stato stabilizzato al Bambino Gesù di Roma con una tecnica mininvasiva. Ora pesa 2,5 chili e si prepara all’intervento definitivo.

Un cuore grande in un corpo di appena un chilo: al Bambino Gesù l’intervento che sfida i limiti della medicina

È il paziente più piccolo al mondo trattato con questa procedura. Pesava quanto un pacco di zucchero. Appena un chilo di vita, con un cuore troppo fragile per affrontare un intervento tradizionale. Eppure Luca – nome di fantasia – nato in Sardegna alla ventinovesima settimana di gravidanza insieme al suo gemellino, ha trovato a Roma una possibilità che fino a pochi anni fa sarebbe stata difficilmente immaginabile.

All’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù un’équipe di specialisti ha realizzato una procedura innovativa che gli ha consentito di sopravvivere e crescere. Con il suo peso iniziale, Luca rappresenta, secondo l’ospedale, il caso più piccolo al mondo trattato con questa particolare strategia.

Un cuore minuscolo, una sfida gigantesca

Il piccolo soffriva di una complessa malformazione cardiaca: il sangue faticava a raggiungere il resto dell’organismo, mentre ai polmoni ne arrivava troppo. Operarlo a cuore aperto sarebbe stato estremamente rischioso. La soluzione è arrivata dall’équipe diretta da Gianfranco Butera: sottilissimi cateteri introdotti nei vasi sanguigni, uno stent per mantenere aperto il passaggio verso l’aorta e due dispositivi per regolare il flusso polmonare. Tutto senza aprire il torace.

Da un chilo a due e mezzo: la vita guadagna tempo

La procedura non elimina la cardiopatia, ma permette al bambino di crescere fino all’operazione risolutiva. «Creiamo le condizioni perché il bambino possa crescere fino all’intervento definitivo», spiega Butera. Tre mesi dopo, Luca pesa 2,5 chili, respira senza ventilazione meccanica invasiva e presenta un recupero incoraggiante, come conferma Andrea Dotta, responsabile della Terapia Intensiva Neonatale. Il prossimo traguardo sono i tre chili, peso che potrebbe consentire l’intervento cardiochirurgico.

Il Bambino Gesù è tra i tre centri europei dotati di un programma dedicato a queste procedure nei neonati piccolissimi. Nell’ultimo anno ne ha trattati cinque con questa tecnica. Per il piccolo Luca, intanto, la partita più importante è ancora aperta. Ma il suo cuore ha già conquistato qualcosa di preziosissimo: il tempo per diventare più forte.