Nel romanzo della saga di Harry Potter, c’è una stazione ferroviaria con un binario impossibile da trovare nella realtà perché contrassegnato da una numerazione bislacca. I cittadini dell’Urbe e i viaggiatori che si troveranno a transitare nella metropolitana di una delle più grandi stazioni d’Europa invece, per la seconda volta, vedranno qualcosa di diverso.
Nessuna illusione, non è l’inaugurazione di una fiammante fermata della discussa linea C. Il luogo sarà sempre lo stesso, quello della fermata della metropolitana Termini che cambierà vestito. Tecnicamente si dice che verrà brandizzata. La stazione cambia nome per un periodo di tempo, in cambio di introiti economici.
La volta scorsa il partner era una compagnia telefonica che aveva foderato di rosso i tunnel e appiccicato il suo logo ovunque, facendoli vagamente assomigliare a una trachea arrossata. Questa volta il finanziatore della trasformazione è un’impresa leader nel “car sharing”, la condivisione di automobili in città. Operazione che per i romani, notoriamente insofferenti alle parole straniere, è ancora un evento curioso e un po’ misterioso.
Il nome stesso dell’azienda è ostico da leggere e pronunciare “Car2go”. Per farla breve è la possibilità di condividere l’automobile lasciandola poi in alcuni punti determinati della città, con risparmio di carburante, diminuzione dell’impatto economico, riduzione dell’inquinamento. Il modello di automobile prescelto dalla società, è pratico da guidare e occupa poco spazio all’atto del parcheggio in una città dove mezzo metro in più può cambare la vita. I romani, scaltri e perfidi nell’appioppare un soprannome a tutte le cose nuove, l’hanno chiamata “mozzico de maghina”. I più vecchi ricordano quando fino agli Anni Settanta la condivisione era familiare; una sola automobile veniva divisa tra i componenti dell nucleo famigliare. La domenica veniva lasciata in dotazione ai figli a scopo svago sentimentale, spesso i maramaldi smontavano i sedili posteriori per consumare meglio le loro passioni. Adesso che le automobili sono praticamente una a testa, la battaglia è quella di farle uscire dal garage il meno possibile. Misteri dell’evoluzione, ma fino a qui tutto è nella norma.
Ma quando nel comunicato stampa che presenta l’iniziativa si legge di “domination” della stazione Termini un dubbio sorge spontaneo, il lapsus freudiano-interpretativo è dietro l’angolo. La malizia scioglie le trecce ai reconditi pensieri dell’automobilista. Forse aprendo il portello posteriore del veicolo, tra il triangolo e gli attrezzi si potranno trovare fruste, utensili in plastica e ammenicoli vari da usare dopo essersi appartati con le automobili in questione? Mille sfumature di carsharing.
Patrizio J. Macci
