Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Roma » Un partito in franchising. Il Pd alla resa dei conti

Un partito in franchising. Il Pd alla resa dei conti

Un partito in franchising. Il Pd alla resa dei conti
matteo orfini
Il 2015 sarà l’anno della rivoluzione sanculotta nel Pd romano. Lo promette Fabrizio Barca, plenipotenziario di Matteo Orfini, l’uomo calato da Renzi per evitare che il partito venisse travolto dallo scandalo di Mafia Capitale. Saranno i circoli a mettere alla berlina amministratori e delegati: tutti chiamati a rispondere davanti al giudizio popolare. Poi a maggio la conta delle teste sarà offerta nelle mani del commissario Orfini
Un partito in franchising. Il Pd alla resa dei conti

“La progressiva trasformazione del partito in una ‘macchina per il bilanciamento del potere’ ha portato ad uno scollamento del Pd dalla realtà, portandolo ad errori nell’azione di governo della città, specialmente nelle tematiche più care alla sinistra sociale”. Questo in somma sintesi il contenuto di un documento appeso proprio sotto natale nella bacheca online del più grande partito della capitale. Una sorta di rivoluzione sanculotta destinata a rivoltare la pancia democratica voluta dal commissario Matteo Orfini. A guidare i nuovi partigiani sarà Fabrizio Barca, ex ministro del Governo Monti e dall’ottobre 2013 nel direttivo del circolo di via dei Giubbonari: è lui l’uomo scelto per il progetto “Mappa il Pd”. Sarà il territorio, circolo per circolo, a giudicare e a indirizzare il partito dopo il terremoto di Mafia Capitale.
La collusione fra amministrazione, partiti e criminalità hanno coinvolto il Partito Democratico ha “natura fisiologica, prima che patologica – si legge nel manifesto – La nascita del PD non è stata l’occasione per rinnovare la visione di Roma attraverso un confronto di posizioni, ma una tregua armata, talora un compromesso spartitorio, fra gruppi diversi. Si è così tollerato che il partito divenisse strumento di cordate per la scalata al potere: un partito in franchising o feudale, in cui la “casa”, il “simbolo”, il “circolo”, sono presi a prestito per catturare le decisioni pubbliche in cambio voti e favori”.
Sotto accusa le posizioni di rendita che hanno riguardato alcuni esponenti per cui “il partito non serviva più a raccogliere e traghettare fabbisogni, idee e possibili soluzioni dalla comunità di iscritti e cittadini agli amministratori, a tenere gli amministratori sotto controllo; il partito serviva ora a stabilire rapporti privilegiati e chiusi con gli amministratori”.

Un decadente quadro in cui la dirigenza Pd vuole tentare di uscire ritornando “nel territorio”: una “mappatura” dei punti forza e di debolezza, geo-referenziando i problemi della città, i suoi malanni. Tutto sarà da ricondurre alla dicotomia di “partito buono” e “partito cattivo”. Una sorta di pollice su o pollice verso sull’attuale dirigenza giudicata sui temi dell’autoreferenzialità e dell’attenzione agli interessi dei cittadini e sulla sua capacità di monitorare se stesso e le eventuali “mele marce”.
Le ghigliottine virtuali saranno poste sulla grande piazza online del portale internet del partito sotto il coordinamento di Mattia Diletti, Liliana Grasso e Silvia Zingaropoli con l’assistenza di Michela Di Vito e con la supervisione di Fabrizio Barca. Il PD nazionale finanzierà i costi della rilevazione che dovrà essere terminata entro maggio per offrire entro la primavera il rapporto finale nelle mani del Commissario Orfini.