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“Vado incontro alla morte”. L’ultima confessione di Andreotti

ESCLUSIVO. Il parroco di San Giovanni dei Fiorentini, don Luigi, racconta ad affaritaliani.it un Giulio discreto e taciturno, che ogni giorno alle 7 del mattino si recava in chiesa per leggere il vangelo e poi lasciava una busta ai poveri che lo aspettavano sotto casa. La chiesa in cui si svolgeranno i funerali è piena delle donazioni del senatore, devotissimo alla parrocchia. LA GALLERY

di Alberto Berlini

Lucido fino alla fine, scherzava sulla sua malattia: “Don Luigi, come vuole che stia, vado incontro alla morte”. Così racconta del senatore a vita il parroco “di famiglia”, Don Luigi Veturi, che affaritaliani.it ha incontrato nella Basilica di San Giovanni de’ Fiorentini.

Taciturno e distaccato dalla vita esterna negli ultimi tempi. Lui grande tessitore dei rapporti con l’oltretevere “si mostrò sorpreso dall’avvicendamento alla guida del Vaticano”. Un uomo stanco quello descritto nella parole di chi ne conosceva gli intimi pensieri. “Da quando un anno fa si era aggravata la sua condizione gli portavo la comunione a casa ogni sabato mattina, e lo trovavo sempre sulla sua poltroncina a rotelle, dove dopo la comunione usava salutarmi con le parole ‘grazie, il signore la benedica’ – si confida Don Luigi – appena due giorni fa l’ho trovato però più stanco e sofferente del solito”. Giulio Andreotti soffriva da tempo di una insufficienza respiratoria che lo ha sfiancato.
Fino ad un anno fa veniva in chiesa tutti i giorni. Era un rito – ricorda il parroco – arriva la mattina alle 7.30 e si sedeva al secondo banchetto, il suo banchetto. Poi si alzava e leggeva la lettura del giorno prima che iniziasse la messa. E dopo la comunione restava a lungo in ringraziamento”.
Nessun segreto nascosto in confessionale: “Non parlava mai di politica, ma dei suoi tormenti personali. Era una presenza discreta e umile qui in parrocchia, quasi nascosta, ma allo stesso tempo era un uomo generoso, accogliente e disponibile. Tutte le mattine uno stuolo di poveretti lo aspettava davanti al portone per capire se si sarebbe incamminato a piede verso la chiesa di san Giovanni, appena dietro l’angolo, e se si sarebbe fatto accompagnare in macchina fino alla chiesa del Gesù. E lo seguivano aspettando la busta che lui era solito dare, ogni giorno”.
Un rapporto stretto con Don Luigi, parroco da 16 anni presso la Basilica di San Giovanni dei Fiorentini: “Ero un po’ il suo postino. Chi voleva parlare con lui lasciava a me un biglietto e io lo recapitavo al senatore. E lui rispondeva, il giorno successivo. A tutti.” Andreotti aveva anche regalato a Don Luigi una icona russa con un crocefisso, che fa parte ora di una collezione di opere sacre allestita proprio nella basilica in cui si terranno i funerali, martedì pomeriggio alle 17. Nella stessa basilica altre due donazioni di Andreotti, un presepe nella seconda cappella e una madonna lignea accanto all’altare: “La chiamò la ‘Regina della Pace’ e viene direttamente dall’Alto Adige”.