Tra turni h24 e festività, il lavoro è una passione e quando è seduta… “dall’alto si ammira un panorama spettacolare, con una visuale a 360 gradi, dal mare alle montagne. I momenti che amo di più sono le albe e i tramonti, i colori sono meravigliosi… Ho imparato a dormire meno e in orari inconsueti, in compenso mi permette di avere tanto tempo libero e di godermi le mie figlie Azzurra e Lisa” LA GALLERY
di Valentina Renzopaoli
Lei il mondo ha imparato a guardarlo dall’alto, ha imparato ad osservare lontano nel cielo, a conservare il sangue freddo in ogni situazione. Il suo compito è mantenere sempre tutto sotto controllo. Quarantasei anni, romana, sposata e madre di due ragazze, Stefania Franciosi è stata una delle prime dodici donne che in Italia sono diventate controllori del traffico aereo. Da sei anni è uno dei sette caposala che guidano e gestiscono dalla monumentale torre di Controllo di Fiumicino l’aeroporto più importante d’Italia e secondo hub d’Europa.
Una scelta anomala per una donna quella di diventare controllore del traffico aereo: come è nata questa passione?
“Mi è sempre piaciuto fare scelte diverse, percorrere strade che gli altri ignoravano: alla fine della scuola media i classici test attitudinali che aiutano a decidere il proprio futuro decretarono che ero predisposta per la scuola agraria o per quella aeronautica, una cosa insolita per una ragazza, sono andata con i miei genitori a vedere di cosa si trattava e l’anno successivo ero all’Istituto Tecnico Aeronautico a Ponte Lungo, dall’altra parte della città rispetto a casa mia”.
In quale quartiere è cresciuta?
“Vigna Murata, zona Ardeatina. Per andare a scuola ogni mattina mi svegliavo alle 6 e 17 minuti, me lo ricordo benissimo. Prendevo due metropolitane e un autobus, circa un’ora di viaggio”.
Eravate molte donne in classe?
“Eravamo in tre, ci siamo diplomate solo in due. Quando ho scelto la scuola in realtà non esisteva per le donne la possibilità di fare questo mestiere”.
In che senso?
“Il primo concorso aperto alle donne per accedere al corso di formazione per diventare controllore di traffico aereo è stato bandito nel 1986. Io sono stata una delle prime dodici donne in Italia ad a poter frequentare questo corso. E’ iniziato nell’89 e si è concluso nel ’90. Pensi che ho preso prima il brevetto di volo che la patente di guida”.
Aveva mai volato prima?
“No, non avevo mai preso l’aereo. Non avevo mai fatto vacanze all’estero con la mia famiglia.”
Cosa facevano i suoi genitori?
“Avevano una negozio di pasta all’uovo a piazza Epiro, le nostre vacanze si svolgevano tutti gli anni tra il lago di Fondi e Terracina dove abbiamo ancora oggi una casa”.
Se la ricorda la prima volta che ha guidato un aereo?
“Assolutamente sì”.
Che emozione è stata?
“A dire il vero, mi sembrava del tutto naturale, faceva parte del corso, la prima volta ho guidato un P 66 monomotore ad elica a quattro posti, mi accompagnò mio padre e ricordo la sua faccia quando mi vide salire da sola senza istruttore”.
Perché non ha continuato a volare?
“La carriere dal pilota è molto complicata e mantenere un brevetto costa parecchio, ho continuato a volare per alcuni anni ma sapevo che non sarebbe stata la mia strada”.
Quale direzione ha preso invece la sua strada?
“Dopo il corso di formazione nel maggio del 1990 sono stata assunta dall’Enav, che allora si chiamava ancora AAAVTAG. La prima destinazione è stata Firenze, dove sono rimasta quattro anni. Dal 1994 sono a Fiumicino”.
Cosa ama del suo lavoro?
“E’ un lavoro interessantissimo, ogni giorno è diverso dagli altri, permette di guardare il mondo dall’alto e avere la sensazione del “comando”.
Mi spiega qual è ruolo del controllore di traffico aereo?
“Non è facile spiegare agli altri cosa faccio, pensi non sono mai riuscita a spiegarlo bene nemmeno ai miei parenti. Il nostro mondo è collocato a circa cinquanta metri da terra: sulla Torre di controllo di Fiumicino c’è la nostra base operativa. Grazie alla nostra strumentazione gestiamo l’aeromobile dal parcheggio al decollo avvenuto e dall’avvicinamento all’atterraggio fino al parcheggio. Le spiego meglio: per quanto riguarda gli aerei in partenza, li seguiamo dal momento in cui accendono i motori, li accompagniamo sui raccordi che portano alle piste, li autorizziamo al decollo e li seguiamo a vista e con le strumentazioni fino a circa tredici chilometri di distanza, che è il nostro spazio di competenza, in sicurezza e con procedure standardizzate”.
Quanti aerei seguite ogni giorno?
“Riusciamo a gestire fino a novanta movimenti all’ora tra arrivi e partenze, che è la massima capacità aeroportuale di Fiumicino”.
Da sette anni lei è caposala: quali sono le sue funzioni?
“Il caposala ha diverse funzioni: dal coordinamento dei turni alla gestione del personale sulle varie posizioni operative, al controllo che tutto avvenga secondo le procedure previste, alla gestione delle situazioni di emergenza”.
Cosa accade quando c’è un’emergenza?
“Diciamo che anche la situazione di emergenza viene in qualche modo prevista: tutto quello che può essere definito una criticità rientra in una routine schematizzata”.
E come si gestisce dal punto di vista emotivo?
“E’ indispensabile mantenere il sangue freddo, il caposala diventa il cervello dell’intero aeroporto, deve rassicurare il pilota che si trova in difficoltà, attraverso il tono della voce il pilota deve sapere che sulla Torre la situazione è sotto controllo. Lo spazio aereo diventa l’area preferenziale, gli occhi e l’attenzione dell’aeroporto sono tutti per l’areo in difficoltà, nonostante si debba continuare a gestire anche il resto del flusso che non può essere bloccato”.
Com’è cambiato il lavoro con la tecnologia?
“E’ cambiato moltissimo negli ultimi anni: quando ho cominciato il lavoro del controllore di traffico aereo si basava sul coordinamento telefonico, l’uso del computer era molto limitato. L’uso della tecnologia ha facilitato le procedure e permesso di aumentare i decolli e gli atterraggi”.
Il vostro lavoro è h 24: giorno e notte, feriali e festivi, non è difficile per una donna?
“Il nostro lavoro è strutturato sui turni, lavoro anche di notte da ventitré anni, ho lavorato a Natale, durante le feste, il sabato e la domenica. Il primo anno che sono arrivata a Fiumicino ero in turno a Capodanno, abbiamo brindato in collegamento radio con il pilota”.
Com’è la notte a Fiumicino?
“La notte Fiumicino è un mondo diverso: si accende una seconda vita, quella dei cantieri. Di notte si provvede alla manutenzione di tutte quelle aree che non è possibile occupare durante la giornata. Il traffico aereo è ridotto ma tantissima gente è al lavoro. Tuttavia io preferisco la luce del sole”.
Perché?
“Perché dalla Torre si ammira un panorama spettacolare, con una visuale a 360 gradi, dal mare alle montagne. I momenti che amo di più sono le albe e i tramonti, i colori sono meravigliosi”.
Lavorare di notte le ha creato problemi a livello familiare?
“In realtà è stato un vantaggio per la gestione della famiglia: ho imparato a dormire meno e in orari inconsueti, in compenso mi permette di avere tanto tempo libero e di godermi le mie figlie”.
Quante figlie ha?
“Due: Azzurra ha 20 anni, frequenta l’Università e studia Giurisprudenza, Lisa ha 17 anni, sto cercando di convincerla a seguire la mia strada, è molto portata per le lingue e vorrei andasse a lavorare all’estero, ma lei vuole rimanere in Italia, deve ancora decidere cosa farà da grande, in realtà vorrebbe diventare pasticcera”.
Suo marito che lavoro fa?
“Lavora per l’Alitalia nel settore dell’acquisizione della flotta: ci siamo conosciuti a scuola all’età di sedici anni, da sempre condividiamo lo stesso mondo, l’unica differenza è che lui ha avuto l’opportunità di viaggiare molto”.
Quali sono oggi le sue ambizioni?
“Le dico la verità: mi sento una donna soddisfatta e arrivata. Ho un lavoro che mi piace, Fiumicino è l’aeroporto più importante d’Italia, il ruolo della caposala è il gradino più elevato. Pensi che nel 2007 l’Enav mi ha persino dedicato il mese di maggio del calendario aziendale. So di fare un lavoro importante e quando il turno finisce posso staccare la spina”.
E cosa fa quando stacca la spina?
“La mia passione è giardinaggio, anche questa condivisa con mio marito. Abbiamo una terrazza nella nostra casa di Monteverde con tantissime piante, oltre cinquanta di cui mi occupo io mentre lui si dedica ai bonsai”.

