di Lucio D’Ubaldo
De Gasperi è stato il vero costruttore della Repubblica italiana. A sessant’anni dalla morte, quando all’appello non risuona alcuna iniziativa straordinaria e l’unica celebrazione, per così dire, fino adesso risulta essere la bella biografia di Giuseppe Sangiorgi, un così alto riconoscimento al leader trentino è venuto di recente non da un un democristiano sopravvissuto agli eventi, un nostalgico o un cultore di memorie scudocrociate, ma da un giornalista e intellettuale di orientamento liberal-progressista, in passato sempre severo, e talvolta aspro, nei confronti del partito di origine e formazione degasperiana: Eugenio Scalfari, editorialista e fondatore di “Repubblica”.
A Roma, come in tutte le città italiane, strade piazze targhe e monumenti ricordano i maggiori protagonisti, antichi e recenti, della nostra storia patria. Agli eroi del Risorgimento è stato dato lustro in abbondanza. In un prolungato empito di rispetto e considerazione, il Regno e la Repubblica italiana dal 1870 ad oggi hanno voluto imprimere sulle pietre urbane il nome di Camillo Benso Conte di Cavour, il principale artefice dell’unità nazionale. Nella Capitale esiste una Via Cavour, una Piazza Cavour, un monumento, in quella stessa piazza, raffigurante Cavour, un ponte denominato Cavour: pensa e ripensa, la nuova stazione Tiburtina è stata battezzata con il nome di Cavour. Lodevolmente si è reso in questo modo omaggio a una personalità politica di assoluto prestigio nazionale e internazionale. In effetti, senza togliere nulla ad altri grandi del Risorgimento, al Conte di Cavour si deve l’appellativo di padre della patria.
Ora, però, se si torna con la mente a un passato più vicino, quindi se si pensa, come dice Scalfari, al vero costruttore della Repubblica italiana, non sembra di cogliere un’adeguata considerazione pubblica in memoria di De Gasperi. Ogni tanto emergono proposte che attestano l’esistenza sotto traccia di sicure buone intenzioni. Spostare la tomba dello statista da San Lorenzo fuori le Mura al Pantheon? Dedicargli l’attuale Via del Corso? Erigere in un luogo degno un monumento in suo onore? Sta di fatto che queste varie intenzioni, pur essendo buone e generose, si fissano nel limbo di suggestioni estemporanee senza potersi mai tradurre in una possibile soluzione concreta. Nulla in realtà si muove!
Intanto, ciò che resta, è solo una testimonianza. Bisogna andare dietro San Pietro, avvicinarsi dalle parti dove visse negli anni della dittatura il modesto bibliotecario Vaticano e futuro Presidente del Consiglio, per incontrare un poco enfatico tributo della toponomastica. In maniera senz’altro meritoria, il Municipio XIII ha intrapreso un’opera di sistemazione della statua e del giardinetto, valorizzando con una targa esplicativa il ricordo dell’uomo della Ricostruzione nazionale e del grande progetto europeistico. Ma non si cancella nemmeno così il dubbio sulla sostanziale trascuratezza delle istituzioni e della politica nel rendere il giusto onore alla figura straordinaria di Alcide De Gasperi.
Non merita di più?
