Le nuove analisi genetiche non hanno prodotto la svolta attesa. A quasi 36 anni dall’omicidio di Simonetta Cesaroni, l’inchiesta continua a inseguire una verità sepolta tra reperti, testimonianze contraddittorie ed errori investigativi.
Il confronto genetico non porta al killer
Otto persone, cinque donne e tre uomini, sono state escluse dagli ultimi accertamenti sul delitto di via Poma. I loro profili genetici sono stati confrontati con le tracce biologiche ricavate dai reperti conservati dopo l’omicidio di Simonetta Cesaroni, ma gli esami non hanno evidenziato corrispondenze.
Il test riguardava soprattutto professionisti che nel 1990 vivevano o frequentavano il palazzo di via Carlo Poma 2 e persone vicine agli impiegati degli uffici dell’Associazione italiana alberghi della gioventù. Il Ris ha comparato i campioni con il materiale isolato sul corpetto, sul reggiseno e sui calzini della vittima. Una strada che, almeno per ora, si è chiusa senza condurre a un sospettato.
Un delitto che Roma non riesce a dimenticare
Simonetta aveva vent’anni quando, il 7 agosto 1990, venne trovata senza vita nell’ufficio dove svolgeva mansioni di contabilità. Era stata colpita 29 volte. Il responsabile non è mai stato individuato definitivamente. Il fascicolo, ancora contro ignoti, resta aperto. Nel dicembre 2024 il gip Giulia Arcieri respinse la richiesta di archiviazione della Procura, ordinando nuovi interrogatori e approfondimenti su reperti, fotografie e possibili collegamenti rimasti nell’ombra. Nel provvedimento venivano sottolineati anche numerosi errori compiuti nelle prime fasi investigative.
Il caso continua così a vivere in una zona sospesa tra cronaca e memoria collettiva. I grandi fatti di nera esercitano del resto un fascino particolare: inquietano, ma nello stesso tempo attraggono, perché promettono una spiegazione al male e quasi mai la concedono. Via Poma possiede tutti gli elementi del mistero irrisolto: una stanza apparentemente ordinata, chiavi scomparse, tracce trascurate, sospetti, assoluzioni e silenzi.
Ogni nuovo esame riaccende per qualche giorno la speranza della svolta. Poi il tempo torna a fermarsi davanti a quella porta di Prati. E Simonetta, ancora una volta, resta una ragazza senza giustizia.

