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Visalli e il monolite. Er grillo der Marchese…

Dunque l’artista Francesco Visalli ha tenuto in scacco Roma per quasi sessanta giorni, installando un monolite di due tonnellate in una delle aiuole più sorvegliate della città, dove probabilmente anche i satelliti spia osservano gli insetti svolazzare. Se ci fosse stato Stanley Kubrick avrebbero potuto girare tranquillamente insieme una pellicola, senza che alcuno li disturbasse. Dico questo perché nessuno si è accorto di nulla, tutti ma proprio tutti hanno pensato a un’installazione artistica legalmente autorizzata
Almeno fino a quando alcuni colleghi artisti invidiosi per la location esclusiva, non hanno cominciato a commentare sul web. A quel punto la notizia si è propagata alla velocità della luce. Reo confesso l’artista ha raccontato esattamente come è avvenuto il “crimine”. Insieme alla sua curatrice Valeria Arnaldi, novelli Onofrio del Grillo e “Ricciotto”, hanno vagato per la città con l’enorme pietrone prima di trovare il posto giusto. Senza essere mai fermati, senza che nessuno gli contestasse nulla. Sarà stato il clima del film di Sorrentino “La Grande Bellezza”, la voglia di rievocare i fasti felliniani, l’aria contagiosa di qualcosa che sta per arrivare sulla Capitale (caduta del Sindaco o del Governo?), ma era un pezzo che a Roma non accadeva un evento simile.
Le altre iniziative artistiche come “l’invasione delle palline colorate” o la “colorazione delle acque”, sono state sempre iniziative estemporanee e “situazioniste”: artista denunciato e cinque minuti di visibilità warholiana al telegiornale. Ora le agenzie battono indiavolate la notizia che l’opera è stata rimossa,  i costi del procedimento addebitati all’artista da un Campidoglio straniato.
Per ora nessuno parla di denuncia nei suoi confronti, ma di querela contro ignoti e una semplice contravvenzione per l’artista. E qui c’è la sostanziale novità, perché Visalli ha già pagato di tasca sua un salatissimo conto di ventimila euro tra costi per la realizzazione del manufatto e spese per il trasporto. Provocazione, azione futurista, richiesta di attenzione per lo stato drammatico in cui versano le aree verdi della Capitale, si può chiamare in qualsiasi maniera, ma l’atto lumeggia una profondità inaudita per questi tempi: qualcuno che finalmente paga di tasca propria. Molto più di un artista-fancazzista provocatore quindi. Ridendo castigat mores e con i propri soldi.
A questo punto manca solo l’ultimo gesto e Roma lo eleggerà Pasquino del Terzo millennio, anzi Marchese del Grillo. Cambia il medium, ma il fine rimane il medesimo. Il Sor Marchese Visalli paghi anche la multa e a-rivederci alla prossima performance, “perché il Grillo der Marchese sempre zompa…”.

Patrizio J. Macci