Solitamente, quando si va dallo specialista, si riceve l’indicazione di un esame o di una nuova visita e, per poterla effettuare attraverso il Servizio Sanitario Nazionale, bisogna tornare dal proprio medico di famiglia per ottenere la prescrizione. Un passaggio ulteriore che, soprattutto quando il percorso di cura prevede più accertamenti, può comportare ulteriori tempi di attesa che si sommerebbero a quelli che intercorrono tra le prenotazioni e l’esecuzione vera e propria degli esami. È proprio su questo meccanismo che interviene, in via sperimentale, la Regione Lazio, approvando un progetto pilota che consente agli specialisti dipendenti di alcune strutture private accreditate e contrattualizzate con il Servizio Sanitario Regionale di emettere direttamente prescrizioni a carico del SSN. L’obiettivo è rendere più lineare il percorso del paziente e, contemporaneamente, verificare se una diversa organizzazione della prescrizione possa contribuire alla gestione delle liste d’attesa e alla continuità assistenziale.
Dalla visita alla prescrizione con meno attese… o almeno si spera
Naturalmente ciò non significa che qualsiasi medico che lavora nel privato possa da subito prescrivere una prestazione. La sperimentazione è infatti costruita entro confini precisi e, ad oggi, la sua effettiva partenza resta legata alle successive linee guida operative regionali. Avrà una durata di circa sei mesi e potranno aderire volontariamente le strutture che presenteranno richiesta alla Direzione Salute, informando la ASL di riferimento. Tra i requisiti previsti, inoltre, c’è una significativa articolazione dell’offerta: almeno sei branche specialistiche accreditate, con esclusione del laboratorio, oppure la presenza di un Pronto soccorso. I medici autorizzati saranno collegati nei sistemi informativi alla struttura presso la quale operano e dovranno utilizzare SISMED per le prescrizioni, rendendo così tracciabili medico, struttura e ricetta.

Per il paziente, invece, cambia tutto. Se lo specialista ritiene necessario un ulteriore esame o una visita di controllo, la relativa ricetta dematerializzata potrà essere emessa direttamente nell’ambito della sperimentazione. La prescrizione dovrà poi essere utilizzata per prenotare la prestazione nelle agende digitali della stessa struttura dedicate ai percorsi di presa in carico. Non si tratta semplicemente di permettere al medico di produrre una ricetta in più, ma di costruire un percorso nel quale visita, prescrizione e successiva prestazione possano rimanere maggiormente collegate. In teoria, dunque, meno passaggi amministrativi implicherebbero meno tempo perso dai cittadini e una maggiore rapidità nel proseguire il percorso “curativo”. Stessa cosa sul fronte dei farmaci, con la ricetta a carico del SSN che potrà essere effettuata quando la terapia è clinicamente necessaria in seguito alla visita specialistica, così da evitare, nei casi previsti, un’interruzione del percorso terapeutico.
Benefici pratici per venire incontro ai pazienti
Il progetto potrebbe avere effetto anche sulle liste d’attesa. Le strutture che partecipano dovranno mantenere un numero di agende dedicate alle prestazioni di primo accesso con priorità B e D almeno pari al volume erogato nel 2025, salvo diversa percentuale stabilita dalla ASL, al fine di evitare la possibilità di prescrizione all’interno dei percorsi di presa in carico finisca per ridurre gli spazi destinati a chi deve ancora accedere al servizio. La Regione prevede anche un sistema di controllo attraverso SISMED. Le prescrizioni, infatti, saranno monitorate periodicamente, anche in relazione al singolo medico, alla branca specialistica e alla struttura. I direttori sanitari hanno l’obbligo di trasmettere report periodici sulle prescrizioni effettuate e gli eventuali scostamenti significativi dagli indicatori di appropriatezza potranno portare alla sospensione o alla revoca dell’abilitazione del medico o della partecipazione della struttura alla sperimentazione.
Un’iniziativa che si aggiunge ai recenti cambiamenti che stanno interessando la sanità nel Lazio e i cui benefici saranno soprattutto pratici, sebbene si tratti ancora di un progetto circoscritto. Soltanto il tempo potrà dire se effettivamente contribuirà a migliorare le prestazioni di un sistema che necessiterebbe una maggiore fluidità per agevolare le comunità e venire incontro alle loro necessità.


