La storia di Stephane Ebongue inizia invece con l’eruzione del Monte Camerun nel 2007. Fu questo evento naturale a scatenare la caccia al sangue degli albini, per placare gli dei della montagna. La sua storia è raccontata da “Africa Bianca”, audio documentario dei giornalisti torinesi Fabio Lepore e Barbara D’Amico che si è recentemente aggiudicato il primo premio nella sezione Radiodoc del Bellaria film festival. Stephane in Camerun faceva il giornalista ma fu costretto a scappare in Italia, per sfuggire alla sorte che invece era toccata al fratello Maurice: albino, sparito nel nulla. “Africa Bianca” è un racconto costruito su una serie di paesaggi sonori, che inanellano un denso insieme di tematiche: non solo l’albinismo in Africa ma anche l’ipovisione (patologia della vista che si presenta spesso in concomitanza proprio con alcune forme di albinismo) e la condizione dei rifugiati politici, costretti a scegliere tra la sopravvivenza e lo sradicamento. Una biblioteca per gli albini. Stephane, in Italia da sei anni, è ormai stufo di rievocare quelle vicende drammatiche. “Vuole passare all’azione”, dice in un’intervista a Redattore sociale, far capire alla gente cosa significhi la vita quotidiana per un albino africano: l’ipovisione e le angherie che rendono la scuola un incubo, il pericolo dei tumori alla pelle, la scarsa istruzione che conduce spesso sulla strada, a chiedere l’elemosina, “esposti ai cacciatori di uomini e alle vessazioni mosse dalla superstizione”.
Con l’aiuto delle onlus Apri e Albinit, Stephane sta raccogliendo denaro e attrezzature per costruire una biblioteca per albini e ipovedenti a Douala, nel suo paese natale. Fabio Lepore, uno dei due autori di “Africa Bianca”, è già noto ai lettori di Redattore Sociale e condivide con Stephane la condizione di ipovedente. Ha realizzato numerosi reportage dall’India all’Afghanistan. Cos’è l’albinismo. Riconosciuta come malattia rara, l’albinismo è un’anomalia genetica che si manifesta con l’assenza o la riduzione della melanina nella pelle, nei capelli, nei peli e/o negli occhi. Non è semplice farsi un’idea della sua diffusione. Se in Europa, si stima un’incidenza di 1 su 17 mila, in Africa la percentuale è molto più alta a causa delle unioni tra consanguinei e varia da 1 su 2mila a 1 su 5mila. Poco noti sono gli aspetti meno appariscenti della malattia: una persona albina deve essere protetta con creme speciali o indumenti, per evitare l’insorgenza di tumori cutanei come melanomi e carcinomi. Gli albini hanno scarsa visione da lontano e scarsa visione da vicino. Per il resto è del tutto normale lo sviluppo intellettivo e la salute generale. La photogallery. Per sensibilizzare e promuovere una corretta conoscenza a un pubblico più vasto circa le condizioni delle persone albine, l’associazione Albinit ha realizzato un progetto fotografico coinvolgendo la fotografa-giornalista Silvia Amodio, da anni impegnata in ambito sociale. Ne è nato il reportage “Tutti i colori del bianco”, una serie di foto-ritratto di persone albine scattate in Italia, Francia e Spagna

