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Il Sociale
Inizia l'era per prevenire l'Alzheimer
BWH, Boston, uno dei principali centri delle ricerche scientifiche in corso

 

ALZHEIMER AAIC 2013 BostonAAIC 2013, Boston, nel 2014 a Copenhagen

di Paola Serristori

Ritardare o prevenire il morbo di Alzheimer, questi i programmi che le ricerche in corso potranno sviluppare. Gli scienziati si pongono obiettivi più ambiziosi sul meccanismo di esordio, ma una cura non sarà immediata. Piuttosto, la conoscenza consente l'intervento sul progresso degli stadi di malattia. Rallentarlo è possibile.

Meno facile la prevenzione. Recenti studi sconsigliano lo screening della popolazione in quanto non efficace. Importante, invece, una buona informazione (Leggi di più) su questa grave forma di demenza degenerativa, che è l'unica causa di morte contro cui non si sa come agire. Ed anche il self-report, un'autovalutazione delle proprie abilità.

Durante Alzheimer's Association International Conference 2013 (AAIC 2013), Boston, il più ampio incontro delle nuove conoscenze su come combattere le demenze, è emerso che in Usa il 50% di casi non è diagnosticato. Un anziano su tre muore per l'Alzheimer (Alzheimer's Disease, AD) o altra forma di demenza. Mentre le principali cause di decesso, come infarto, AIDS, ictus, sono statisticamente in calo, l'incidenza di AD è aumentata del 68% nel periodo 2000-2010.

10 SEGNI PREMONITORI DEL MORBO

Alzheimer's Association ha diffuso un decalogo di segnali di cambiamenti delle abilità collegati precocemente al morbo e che suggeriscono una visita per l'eventuale diagnosi completa.

1. Cambiamenti di memoria che sconvolgono la vita quotidiana.
2. Difficoltà nella pianificazione o soluzione di problemi.
3. Difficoltà nel completare i compiti familiari a casa, al lavoro, nel tempo libero.
4. Confusione con il tempo o luogo.
5. Difficoltà a capire le immagini visive e le relazioni spaziali.
6. Nuovi problemi con le parole nel parlare o scrivere.
7. Riporre male le cose e perdere la capacità di ripercorrere passi.
8. Diminuzione o scarsa capacità di giudizio.
9. Ritiro dalle attività lavorative o sociali.
10. Cambiamenti di umore e di personalità.

Oltre 5 milioni di americani sono colpiti dall'Alzheimer (la stima è di 16 milioni entro il 2050, secondo il report di Alzheimer's Association 2013 Alzheimer's Disease Facts and Figures), ai quali si aggiungono 15,4 milioni di amici/familiari (caregivers) che forniscono assistenza, e spesso compromettendo la propria salute. La perdita della salute del cervello è sempre più diffusa. Il governo Usa, insieme all'organizzazione no-profit Alzheimer's Association, scandisce la cronologia per giungere al traguardo di prevenzione e cura in modo efficace entro il 2025. Lo scorso luglio, la Commissione Stanziamenti del Senato degli Stati Uniti ha votato un finanziamento aggiuntivo di 104 milioni di dollari entro il 2014 al National Plan to Address Alzheimer's Disease, che viene di continuo implementato a favore di ricerca, educazione, sensibilizzazione, e sostegno ai caregivers.

"L'approvazione è stato un passo importante nella lotta contro il morbo di Alzheimer, ma ora dobbiamo chiedere al Senato il suo forte sostegno ed il passaggio del disegno di legge di finanziamento”, ha commentato Harry Johns, President, CEO, Alzheimer's Association, uno dei membri del Consiglio consultivo pubblico-privato che ha il compito di dare imput su Ricerca, Cura, Assistenza, secondo il National Alzheimer's Project Act firmato dal Presidente Barack Obama.

AD è asintomatico a lungo: oltre vent'anni nei malati che ereditano uno dei geni responsabili della forma precoce. E' una certezza. La ricerca traslazionale in corso su Alzheimer genetico riesce a “visualizzare” i cambiamenti nel cervello di coloro che sono destinati ad ammalarsi (Leggi di più sull'Alzheimer ad esordio precoce). Non si può ancora dire se i suoi tempi di progressione coincidono con la forma più diffusa di Alzheimer, che si manifesta negli anziani, ma è altrettanto certo che le disabilità compaiono quando il danno cerebrale è ormai nello stadio avanzato e che il processo di deposizione di Beta-amiloide (proteina coinvolta nell'esordio della patologia) è molto simile. Se ne deduce che il meccanismo di base della malattia è comune ad entrambi.

 

alzheimer boston 500 2AAIC 2013, William Thies, Alzheimer's Association, Senior Scientist, Lifetime Achievement AwardGuarda la gallery

LE PREOCCUPAZIONI DI PERDITA DI MEMORIA SONO FONDATE

Differenti ricerche condotte in Usa, Australia, Olanda (Mayo Clinic College of Medicine, Rochester; Florey Institute of Neuroscience and Mental Health, University of Melbourne; VU University Medical Center, Amsterdam) giungono alla conclusione che i livelli di Beta-amiloide anomala compaiono nel liquido cerebrospinale (CSF) prima di quelli di Tau, altra proteina che si trasforma all'inizio dell'Alzheimer, e per ultima si registra con FDG-PET e RMN la perdita di volume del cervello, nonostante la funzione dell'ippocampo sia correlata ai processi di memoria, primo evidente segnale di malattia. Questi esami - biomarcatori della malattia - sono positivi prima del declino cognitivo, ma gli esperti sconsigliano come metodo di indagine sulla demenza lo screening della popolazione.

Come individuare i malati? La percezione soggettiva dei disturbi della memoria ha un reale rapporto col declino cognitivo. Diverse ricerche evidenzano le preoccupazioni riferite dai volontari poi confermate dai risultati. Rebecca Amariglio, Massachusetts General Hospital, Boston, usa l'efficace definizione “precoce indicatore” della malattia: “In individui clinicamente normali (CN) sono state rilevate diminuzione del volume della materia grigia ed ipometabolismo cerebrale nelle regioni parietotemporale e paraippocampale, suggerendo che la denuncia di preoccupazioni cognitive può coincidere con cambiamenti patologici precoci”.

Le persone anziane che riferiscono un recente cambiamento nella memoria hanno maggiore probabilità di diagnosi di lieve alterazione cognitiva (MCI) o demenza nei successivi sei anni. Anche per coloro che sono portatori di un gene di rischio, le preoccupazioni sul funzionamento della propria memoria corrispondono a più probabilità che si riscontri in seguito il declino.

I RISCHI DELLO SCREENING DELLA POPOLAZIONE

Premesso che l'80 per cento degli utenti di Internet - con una percentuale crescente di anziani - cercano notizie sulla salute, un gruppo di ricercatori (Geriatri, Neuropsicologi, specialisti di tecniche di interazione col computer) riunito da University of British Columbia, Vancouver, ha verificato l'affidabilità di 16 test on-line liberamente accessibili su siti che ricevono sino a 8 milioni 800 mila visitatori unici mensili. La maggioranza dei test (10 su 16) era "giusta" per una popolazione adulta di età superiore in merito all'interfaccia uomo-computer, ovvero aspetti visivi di prove e compiti motori richiesti datti agli utenti più anziani. Però 12 su 16 prove erano di “molto scarsa” o “cattiva” validità scientifica. Inoltre, mancavano i requisiti di riservatezza dei dati raccolti, che possono essere utilizzati a fini commerciali.

Sullo stesso argomento e con analoghe conclusioni negative, il lavoro presentato ad AAIC 2013 da Cambridge Institute of Public Health, che revisiona sei studi di valutazione dei pazienti di Medicina generale o di altri servizi sanitari: a fronte di nessun reale beneficio, oltre a dispersione di tempo e costi, le persone valutate – la proprietà dello strumento di screening dipende dall'adeguata capacità di attenersi alla misura di valutazione da parte dei medici di base coinvolti – erano esposte al rischio di depressione, ansia, stigma sociale, o peggio la perdita di indipendenza. Alzheimer's Association ha diffuso una nota di precisazione in cui si dice favorevole a sostenere gli sforzi per la diagnosi precoce, ma non supporta assolutazione lo screening di memoria sulla popolazione.

Una riflessione positiva su AD ed Internet è stimolata da un'innovativa ricerca di eMental Health di Marco Blom, Director Research and Policy Alzheimer Nederland: su 245 caregivers, coloro che hanno ricevuto 8 lezioni on-line con uno Psicologo, “coach”, a disposizione per la correzione degli esercizi ed un supplemento di informazioni sulle cure da prestare al malato, nel controllo dopo 3 e 6 mesi avevano una migliore performance di controllo e diminuzione di ansia e depressione.

PERICOLO METALLI

Mentre alcuni “fattori ambientali” sono già condivisi dalla comunità scientifica, nuove ricerche avanzano sospetti su concause del morbo. Di recente uno studio con Neuroimaging di Semel Institute for Neuroscience and Human Behavior, University of California, Los Angeles (UCLA), denuncia l'accumulo di ferro nell'ippocampo, area del cervello compromessa nella fase iniziale dell'Alzheimer (invece assenza nel talamo, regione che non è coinvolta sino all'ultimo stadio), avanzando l'ipotesi che esso abbia un ruolo nell'esordio del morbo.

Una nuova ricerca di University of Rochester Medical Center, New York, condotta sia su topi che in vitro su cellule del cervello umano, mostra come il rame introdotto in eccesso nell'organismo, attraverso cibi (noci, crostacei, frutta, verdura, carne rossa) e nell'acqua, si lega con Beta-amiloide, una delle due proteine d'esordio del morbo di Alzheimer, e favorisce il processo neurotossico. I topi hanno assunto per oltre tre mesi livelli molto bassi di rame, presente in tracce nell'acqua potabile, simulando la quantità per un essere umano in una normale dieta. Inoltre, il meccanismo di accelerazione della formazione di placche di Beta-amiloide è stato verificato anche nelle cellule umane “contaminate” col rame. Il rame in accumulo mette in pericolo i sistemi con cui Beta-amiloide viene rimossa dal cervello, interrompendo la funzione di lipoproteina LRP1, attraverso un processo chiamato ossidazione (in condizioni normali LRP1 rimuove Beta-amiloide dal cervello). Nello studio, il rame ha svolto una triplice azione nefasta: stimolando i neuroni a produrre Beta-amiloide, interagendo e bloccando LRP1, provocando infiammazione del tessuto cerebrale. Tuttavia, questo minerale ha un ruolo importante e benefico nella conduzione nervosa, crescita ossea, formazione di tessuto connettivo, secrezione ormonale. Su questi dati, Doug Brown, Director of Research and Development Alzheimer's Society UK, è intervenuto per invitare alla cautela: no all'eliminazione dalla dieta, “sono necessarie ulteriori ricerche per comprendere il ruolo che il rame potrebbe svolgere nel cervello”.

6 MESI DI SUPPORTO AI FAMILIARI, 40 PER CENTO DI RICOVERI IN MENO

In un programma-pilota a San Francisco-Bay, il supporto di operatori sanitari preparati, un assistente sociale, una linea di aiuto di 24 ore, un MedicAlert + braccialetto Safe Return a malati di demenza, assistenza sostitutiva di giorno o di sera, risultano di considerevole beneficio ai caregivers: in sei mesi visite mediche al pronto soccorso e ricoveri in ospedale sono dimininuiti del 40%. L'area di ricerca è significativa poiché vi risiedono anziani di etnie diverse (bianchi non-ispanici, bianco ispanici, asiatici, afro-americani... ), in condizioni economiche precarie, che vivono soli. L'assistenza dei malati è prestata dagli stessi familiari, che devono impegnare tempo e perdono abilità nel gestire a propria volta i compiti quotidiani e quelle attività che sono considerate “protettive” dello stato cognitivo. Qui i casi di demenza sono registrati in aumento del 61% tra il 2000 ed il 2030, nonostante la città si sia dotata di “Strategic Plan” per affrontare la demenza. Elisabeth Edgerly, PhD, Alzheimer's Association Northern California and Northern Nevada, ha parlato di controlli delle abilità in 10 compiti (gestione dei problemi attuali del paziente nella memoria e nel comportamento, dei futuri problemi del paziente, delle frustrazioni, di come mantenere il paziente indipendente, ottenere risposte ai problemi dei pazienti, trovare gli uffici a cui rivolgersi per avere le risposte, trovare organizzazioni che forniscono servizi, ottenere risposte a domande sui servizi, organizzare in maniera indipendente i servizi, come pagare i servizi), di cui ben 7 significativamente migliorate. “I caregivers hanno dichiarato di sentirsi meglio, più capaci di gestire le preoccupazioni, di ottenere informazioni e servizi, e più tranquilli nell'affrontare le spese”, ha concluso Edgerly.

STEP BY STEP ACCANTO A CHI CONVIVE CON L'ALZHEIMER

Alzheimer's Association e Centers for Disease Control and Prevention (CDC) hanno presentato The Public Health Road Map for State and National Partnerships, 2013-2018 (nuova parte del programma del 2007 The Healthy Brain Initiative: A National Public Health Road Map to Maintaining Cognitive Health), elaborata da 280 esperti, che hanno individuato 30 punti di azione in 4 aree tematiche nei prossimi cinque anni. La Road Map fornisce una guida per pianificare gli interventi. Innanzi tutto, si dovranno definire le necessità di caregivers e malati sul lavoro e nei rapporti coi datori di lavoro (esercitare la funzione cognitiva rallenta il declino, la sicurezza finanziaria “protegge” dall'angoscia) e dare sostegno statale e locale per evitare discriminazioni ai più deboli.

Seconda area d'intervento: sensibilizzare la Nazione (aiuti finanziari per la cura di partners, famiglie, persone nella fase iniziale della demenza, prima del declino delle funzioni, e strategie di crescita culturale sulla conoscenza della demenza, compreso AD, allo scopo sia di aumentare la coscienza che di ridurre lo “stigma” sociale, favorendo la diagnosi precoce. Terzo, collaborare allo sviluppo, integrazione, attuazione dei piani su AD, anche in previsione di invecchiamento e malattia cronica della popolazione. Infine, assicurarsi che l'assistenza sia aggiornata sulle nuove ricerche, migliori pratiche, sostenendo di continuo la preparazione degli operatori della Sanità in modo che siano competenti a riconoscere i primi segni di demenza, AD, ed indirizzare al meglio i pazienti ed i loro familiari.

Per la ricerca in Europa, AAIC 2013 ha conferito Lifetime Achievement Award alla scienziata italiana Laura Fratiglioni, Direttore del Centro di Ricerca Invecchiamento (ARC), Karolinska Institutet, Stoccolma.

LINK UTILI:

www.alz.org

http://www.alz.org/alzheimers_disease_know_the_10_signs.asp

http://aspe.hhs.gov/daltcp/napa/NatlPlan2013.shtml

 

Tags:
aaic 2013alzheimerdemenzaricerca
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