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Il Sociale
Arrivano i nuovi giocattoli per tutti i bimbi, disabili e non

"Look at Me!" (LaM!) è l’azienda di due giovani imprenditrici sociali di Gorizia che, su scala industriale, vogliono realizzare giocattoli per bambini disabili che favoriscano la loro integrazione. "Il giocattolo, oggetto con cui ci si diverte spesso insieme - sostengono, «deve progredire fino a diventare un reale veicolo di integrazione a vantaggio del mondo della disabilità infantile. I giocattoli che noi produrremo avranno un design adatto per tutti i bambini, ma con soluzioni nuove e particolarmente pensate per far divertire quelli con disabilità, alla stregua degli altri».

Non ci saranno, pertanto, due giocattoli diversi, uno per il bambino normale e un altro per quello disabile: verrà realizzato un unico prodotto, con cui però il bambino disabile – grazie a specifici accorgimenti di design e di materiali – giocherà come fa un bambino normodotato. Anna De Vecchi (a sinistra) e Giovanna Culot Per questa loro idea, Anna De Vecchi e Giovanna Culot, hanno vinto anche il premio FVG Labor 2014, ricevendo 12 mila euro per la loro start up aziendale dall’assessorato provinciale goriziano alle Politiche giovanili. Una cifra poco più che simbolica per chi vuole fare impresa, ma il riconoscimento ha dato loro ancora più carica al punto che le due giovani imprenditrici (Devecchi ha 32 anni, Culot ne ha 31) hanno già costituito una cordata scientifica a livello nazionale, il cui capofila è lo Smile-Infant Lab for Early Intervention dell’Irccs "Stella Maris" di Pisa. Agenzia giornalistica “Giochi senza barriere”: disabili e "normodotati" fanno sport insieme www.agenzia.redattoresociale.it  

"Mi sono laureata in Design industriale all’Università di Vienna. Poi, dopo essere diventata mamma, mi sono specializzata in Toy design al Politecnico di Milano - racconta Devecchi -. Insieme alla mia collega Giovanna, mamma anch’essa, specializzatasi alla Bocconi e negli States come consulente manageriale, ci eravamo accorte che - nonostante fossero molteplici i tipi di ausili disponibili - non esistevano sul mercato europeo giocattoli volti a favorire l’integrazione dei bambini disabili e che non c’erano linee di giocattoli studiate ad hoc nemmeno negli Usa. Il primo passo da fare è stato quello di acquisire conoscenza, quel know-how indispensabile per far partire un progetto del genere. Dapprima ci siamo confrontate con i familiari di bambini disabili e le associazioni che si occupano di loro. Ricordo ancora quando una nonna ci raccontò dei suoi tentativi di adattare le carte per giocare ad Uno! usando il Braille, allo scopo di far divertire sua nipote affetta da gravi problemi alla vista".

"Poi - continua l’imprenditrice - ci siamo rivolte allo "Stella Maris", per capirne di più e per iniziare a ragionare sui criteri di progettazione di giocattoli anche per bambini con altri tipi di disabilità. I ricercatori dello 'Stella Maris' hanno subito confermato la nostra intuizione, la carenza di mercato c’era: nel mondo non esistevano giochi e giocattoli, prodotti su scala industriale, volti a sviluppare l’integrazione dei bambini disabili. Di conseguenza abbiamo iniziato a collaborare con lo 'Stella Maris' nella ideazione di nuovi giocattoli per bambini con vari tipi di disabilità, a partire da quelle visive e uditive. A Pisa contano anche sul fatto che questi giocattoli possano essere utili non solo per i bambini disabili, ma anche per quelli nati prematuramente e per gli iperattivi.Noi, forti del loro sostegno scientifico - afferma Devecchi -, ci stiamo adesso muovendo per far produrre tali giocattoli su scala industriale". Proprio in questi giorni, Devecchi e Culot si stanno impegnando nell’acquisizione di partner importanti, anche privati, da anni attivi nell’industria del giocattolo per l’infanzia, che possano investire nella ricerca e nello sviluppo di prodotti così innovativi. "Daremo in licenza la realizzazione dei giocattoli ad aziende che abbiano già reti di distribuzione presenti in Europa - aggiunge Devecchi -. Per ora ci stiamo occupando solo di giocattoli idonei alla fascia d’età da 0 a 3 anni, poi passeremo a sviluppare App e altri giochi interattivi che possano coinvolgere i bambini disabili più grandi".

Fonte: www.redattoresociale.it (Paolo Giovannelli)

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